avvocato adsenseNon si può di certo dire che l’Italia sia quel che si definirebbe un paese normale. Come fa, infatti, ad avviare il processo telematico e informatico della P.A e, di pari passo, a ostacolare le nuove tecnologie come ad esempio gli e-book, privi di detrazioni fiscali, ancora, la previsione dell’equo compenso per le memorie esterne e, infine, l’uso del web da parte degli avvocati.

A tal proposito, infatti, la settimana scorsa il Cnf ha approvato il nuovo codice deontologico della professione legale, ebbene, qui, insieme alle nuove regole, fanno la loro comparsa quelle che riguardano l’utilizzo dei siti internet.

Tanto per cominciare, si prevede che il legale debba essere in possesso di un proprio dominio e non di domini esterni, ospitato su siti di società e anche associazioni. Tuttavia, quest’obbligo non esclude la possibilità di introdurre il link al proprio sito, su altri siti.

Per quanto riguarda in particolare l’autopromozione online, il Consiglio è intervenuto con una maggiore rigidità, stabilendo che i siti dei professionisti non devono contenere link ad altri siti che sfuggano al controllo dell’avvocato, né devono contenere riferimenti commerciali o pubblicitari.

In altre parole, l’avvocato ha la possibilità di utilizzare, per scopi informativi, unicamente i portali che presentano domini propri, privi di reindirizzamento, e riconducibili in maniera diretta a sé, allo studio legale associato o anche alla società di legali alla quale prenda parte. Tutto questo con comunicazione preventiva al Consiglio dell’ordine al quale si appartiene della forma come anche del contenuto del sito medesimo.

Tra le altre cose, il sito non deve presentare riferimenti a fini commerciali o anche pubblicitari tanto per mezzo di diretta indicazione quanto di strumenti di collegamento sia interni sia esterni. Ma, in questo modo, qual è il comportamento che si vuole scongiurare? Quello che gli avvocati prestino in forma gratuita servizi legali online procurandosi denaro con gli sponsor sul portale.

Continua a rimanere il vincolo per l’avvocato di dare comunicazione al Consiglio dell’ordine di appartenenza della forma e del contenuto del proprio portale. La predetta comunicazione, comunque, non è soggetta autorizzazione.

Ad essere vietata, poi, è anche la presenza di banner pubblicitari in quanto il Cnf si preoccupa dei possibili banner che apparirebbero su internet, simili alle inserzioni presenti sui giornali.

Allo stato delle cose, sorge spontanea la domanda su quale sarà il destino di quei legali che sta utilizzando il servizio di posizionamento di Google che consente loro di dare massima visibilità al proprio studio, alla stessa maniera di un banner.

Ad ogni modo, è nuovamente emerso quanto coloro che sono preposti alla ideazione delle norme temino l’utilizzo del web e, dunque, tendano a soffocarlo.

 

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