Gli eventuali compensi dell’amministrazione unico di Srl non sono ricavabili dal reddito d’impresa perché esiste un’equiparazione tra imprenditore e amministratore unico. Secondo la Cassazione, con Ordinanza n. 18702 del 3.08.2010, la deducibilità dei compensi che sono corrisposti agli amministratori di una determinata società di capitali viene considerata esclusa dal reddito societario; ciò in quanto, secondo il disposto dell’articolo 62 del Tuir, sono vietate tutte le deduzioni per il lavoro prestato oppure l’opera svolta dall’imprenditore.

Questa norma quindi può essere applicata anche al compenso per l’opera che è stata svolta dall’amministratore di società di capitali poiché la sua posizione è equiparabile, almeno tenendo conto del profilo giuridico, a quella dell’imprenditore. In tal senso, la Cassazione con Ordinanza n.25572 del 14.11.2013 ha ribadito l’esclusione dell’ammissibilità di deduzioni a titolo di compenso per l’opera svolta dall’imprenditore o per il lavoro prestato. In questo modo, la deducibilità delle spese per prestazioni di lavoro a tutte quelle sostenute per quello dipendente e per i compensi spettanti agli amministratori di società di persone. In ogni caso, la valutazione di congruità di costi e ricavi emersi nel bilancio e nelle dichiarazioni spetta all’Amministrazione finanziaria in modo che non risultino vizi negli atti giuridici d’impresa oppure eventuali irregolarità nella tenuta delle scritture contabili.

Secondo l’articolo 62 del Tuir la deducibilità dei compensi degli amministratori delle società non comporta un vincolo alla misura, indicata in deliberazioni sociali o contratti, da parte degli uffici finanziari. Per quanto riguarda eventuali imposte sul reddito d’impresa, l’articolo 62 del Tuir, a differenza del previdente articolo 59 del D.P.R. 29 settembre 1973, non contiene riferimento a tabelle o possibili indicazioni vincolanti che possano comportare limiti massimi di spesa per i compensi. L’Amministrazione quindi non può effettuare una valutazione di congruità, a meno che l’Erario, oppure il giudice a cui è stata affidata la questione, non intenda contrastare eventuali manovre elusive, inerenti alla misura dell’imposta facente capo alla società, ricorrendo alla disciplina sulla simulazione e dei negozi in frode alla legge. L’Amministrazione finanziaria comunque non ha il potere di esaminare la congruità dei compensi agli amministratori di una società di capitali che sono deducibili dal reddito societario  tenendo conto dell’assenza di indicazioni sui limiti massimi di spesa.

L’Agenzia delle Entrate è intervenuta sulla questione della deducibilità dei compensi corrisposto ai liquidatori di capitali, equiparando il loro trattamento fiscale ai compensi degli amministratori(anche se il liquidatore gode della qualifica di socio con una quota di partecipazione del 99%). A al proposito l’articolo 95, comma 5, del Tuir, delibera la deducibilità dei compensi erogati dai soggetti IRES ai propri amministratori (alla deducibilità del compenso ne consegue la sua inerenza all’attività d’impresa).