Spesso risulta poco chiaro se sia possibile instaurare più di un rapporto di lavoro da parte di un soggetto e, eventualmente, se vi sono dei limiti legislativi nel caso in cui i datori di lavoro dovessero risultare in concorrenza.

Ancor più spesso, questi dubbi sorgono in caso d’instaurazione di più rapporti lavorativi subordinati in capo allo stesso soggetto con datori diversi o in caso di coesistenza, con il medesimo datore di lavoro, di un rapporto lavorativo subordinato e di un rapporto lavorativo autonomo.

Doppio lavoro è possibile?

Ad una prima analisi di si-possono-avere-due-contratti-di-lavoro-dipendente-contemporaneamentecarattere generale, si può affermare che la normativa in vigore non vieta il verificarsi di entrambi i casi. Ciò nonostante, sono fissati specifici limiti.

Nel primo caso, infatti, l’articolo 2105 c.c. dispone che colui che presta l’attività lavorativa ha l’obbligo di fedeltà, o meglio, l’obbligo di non fare affari, a scopo personale o d’altri, che concorrano con l’attività del proprio imprenditore e di non diffondere notizie che ne rivelino l’organizzazione e le modalità di produzione, recandole pregiudizio.

È chiaro, dunque, che l’instaurazione di più rapporti di lavoro subordinato con diversi datori di lavoro è lecito a patto che siano rispettati l’obbligo di fedeltà e l’obbligo di non concorrenza e a meno che non vi siano dei motivi di incompatibilità specifici, che diano la possibilità di lavorare in maniera concreta in altre imprese.

Ebbene, in tale situazione, i predetti obblighi si ritengono violati quando si è in presenza di condotte che contrastano con il principio di fedeltà e tali da sviare la clientela, abusare di informazioni segrete o riservate, far concorrere in maniera sleale un terzo.

Nelle situazioni in cui il lavoro è svolto in concorrenza, invece, v’è una parte della dottrina che ritiene che l’attività presso un datore di lavoro in concorrenza con altro non è sistematicamente un atto pregiudizievole per il datore di lavoro; perciò, la condotta è in generale lecita.

Se, invece, analizziamo i pronunciamenti della Cassazione in tale direzione, emerge che in un primo orientamento l’obbligo di fedeltà si considererebbe rispettato quando ad essere svolto è il lavoro non intellettuale, non comportante, dunque, rilevanti margini di autonomia e discrezione ad una società concorrente.

In un secondo tempo, altri hanno concluso che a prescindere dalle mansioni ricoperte dal lavoratore, l’attività prestata a imprese concorrenti non viola di fatto l’articolo 2105 c.c., in quanto va valutato se il lavoratore sia parte attiva della condotta concorrenziale.

È anche per questo che emerso come, nel concreto, risulti piuttosto difficile riconoscere la concorrenzialità e la non concorrenzialità delle mansioni.

Share →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultimi approfondimenti pubblicati nel blog

TROVA-FINANZIAMENTI

RICHIEDI INFORMAZIONI

RICHIEDI INFORMAZIONI

Inserire il codice di sicurezza
captcha
Accetto la politica privacy