tfr-in-busta-paga-consulenti-del-lavoroLa Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha calcolato che nel caso in cui il tanto discusso provvedimento proposto da Matteo Renzi in questi giorni venisse approvato, in busta paga finirebbero 40/82 euro al mese.

 

La Fondazione suddetta non solo ha avuto l’obiettivo di calcolare l’eventuale somma da percepire, ma anche quello di dirimere i passaggi tecnici della proposta al fine di individuare il numero di utenti come gli aspetti critici connessi alle coperture finanziare e agli equilibri di natura pensionistica.

Stando agli studi elaborati da tale ente sulle cifre che entrerebbero nelle buste paga dei lavoratori, queste sono le previsioni: circa 40 euro al mese, circa 62 euro e, infine, circa 82 euro al mese.

Il Tfr in busta paga, stando a quanto affermato dalla Fondazione dovrebbe incontrare il solo favore dei dipendenti privati. In particolare, nel settore privato, le retribuzioni ammontano a 430 miliardi di euro all’anno, se si tien conto anche di quelle erogate ai lavoratori pubblici.

Va precisato, però, che dato che per le imprese che superano i 49 dipendenti il Tfr rimasto in azienda è destinato al Fondo di Tesoreria INPS, la proposta in questione riguarderebbe solamente la metà dei lavoratori privati, ovvero i circa 6 milioni e 500 mila dipendenti di aziende private che vantano meno di 50 dipendenti.

Un altro aspetto che la fondazione considera di stringente importanza è la riforma delle previdenza complementare, in vigore a partire dal 1° gennaio del 2007, che vede ogni anno la destinazione di 6 miliardi del Tfr.

La Fondazione, tra l’altro, fa notare che, che venga corrisposto alla fine del rapporto o che venga anticipato in parte mentre il rapporto è in corso, il Tfr gode di un’agevolazione sia fiscale che previdenziale. L’una riguarda un regime di tassazione di tipo agevolato, che comprende il 23/25% dell’intera somma percepita; l’altra, invece, è la totale esenzione.

In ultima analisi, la Fondazione ha ricordato che il Tfr è da sempre impiegato come mezzo di autofinanziamento perciò, nel caso in cui si optasse per l’anticipazione mensile, sarebbe da prevedere un relativo sistema di compensazione.

Va da sé che se l’idea è che il Tfr da monetizzare risulta essere quello per il futuro e non, dunque, quello maturato per il passato, è allo stesso modo vero che per le imprese vi sarebbe il rischio di una più scarsa liquidità e, di conseguenza, si renderebbe necessaria una compensazione mediante la riduzione dei costi di natura contributiva.

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