La proposta del Governo Renzi di incassare sulla busta paga una parte del Tfr, sembra farsi sempre più spazio. Almeno così sembrerebbe dalle ultime dichiarazioni rilasciate dal Presidente del Consiglio in questi giorni.

Se da un lato tale misura determinerebbe per molti italiani un aumento dello stipendio di circa 50-80 euro, essa potrebbe comportare problemi alle imprese di piccole dimensioni e diverse disparità di trattamento tra i lavoratori.

Più precisamente, l’anticipazione delle quote relative alla liquidazione sottopone le piccole imprese al pericolo di scarsa liquidità spingendo quest’ultime a rivolgersi agli istituti di credito poco inclini nel dare i soldi in prestito.

Non solo, la decisione di dare il Tfr in busta paga dovrà tenere conto anche del regime di tassazione applicato su tale tipologia di compensi. In particolare qualora e le quote della liquidazione saranno sommate allo stipendio, esse saranno soggette all’irpef subendo un prelievo più alto di quello tipicamente previsto sul Tfr.

Coloro che decideranno di farsi liquidare una parte del Tfr devono essere a conoscenza del fatto che fruiranno di una liquidazione ridotta qualora cambiassero lavoro, andassero in pensione o, infine, venissero licenziati.

A rischio, comunque, risulta essere anche la Previdenza integrativa. Sono molti, infatti, gli italiani che hanno optato per la destinazione del Tfr ai fondi e alle polizze della previdenza integrativa, per dotarsi di una pensione alternativa. Ebbene, è ancora poco chiaro se tali lavoratori avranno la possibilità di farsi liquidare il Tfr sulla busta paga. Contrariamente, la disparità sarebbe palese e del tutto discutibile.

Qualora, invece, anche questi dipendenti potranno chiedere il Tfr anticipato sullo stipendio, i prodotti relativi alla previdenza complementare resteranno privi di numerose risorse, determinando una diminuzione delle prestazioni fino ad allora erogate. Più esattamente, nel caso di un lavoratore che versa meno soldi ai fondi pensione, quest’ultimo fruirà di una rendita integrativa più bassa quando arriverà al traguardo della terza età.

Infine, vi sono i lavoratori statali. In questo caso, infatti, il trasferimento del Tfr sulla busta risulta di difficile attuazione dal momento che essi fruiscono di un altro tipo di liquidazione chiamato Trattamento di Fine Servizio. Esso non è altro che un’indennità che si calcola operando una moltiplicazione tra l’80% dell’ultimo stipendio e il numero di anni di servizio accumulati. Va da sé che la destinazione di questa indennità sulla busta paga determinerebbe un aumento della spesa pubblica anch’essa di difficile sostenibilità. Non resta, in altre parole, che attendere nuovi sviluppi sulla questione.