Dal momento in cui è stata avanzata la proposta, tante persone si sono domandate a chi convenga, realmente, tale misura. Iniziamo col dire che il TFR erogato in busta paga conviene solo a coloro che vantano un reddito compreso tra i 15 e i 20mila euro annui.

Al di fuori di tale condizione, ad entrare è solo qualche spicciolo in più alla fine del mese. Ad essere esclusi dal provvedimento sono, ovviamente, i lavoratori assunti con contratto precario, i possessori di partita iva e, infine, i lavoratori pubblici nonché i lavoratori che hanno deciso di girare il Tfr al fondo pensionistico integrativo.

La proposta, allo stato delle cose, è soggetta a diverse critiche soprattutto perché a trarne vantaggio sembra essere solo lo Stato; senza contare che è del tutto discutibile che il Tfr anticipato dia una spinta ai consumi come si è affermato in questi giorni, al contrario, darebbe senz’altro una mano difficoltà alle persone con debiti arretrati o le rate del mutuo da pagare.

Come accennato inizialmente, la manovra andrebbe a favorire, peraltro, chi  vanta un reddito di 15mila euro l’anno. Questo perché nel caso di cifre superiori il governo ha deciso di tassare il maggiore importo come parte integrante dello stipendio e dunque andando ad applicare l’Irpef ordinaria, le tasse da pagare sono maggiori.

In particolare, ad essere svantaggiati sono soprattutto i redditi fino ai 28mila euro; in questo caso, infatti, la scelta è tra prendere una parte subito o prendere un pò di più quando sarà il momento di incassare il Tfr. Bisognerà, comunque, tener conto da un lato del regime di tassazione e, dall’altro, della rinuncia alla rivalutazione attuale. Un ulteriore modo per non subire una perdita eccessiva è la richiesta di anticipo del Tfr che può avvenire, ad esempio, per l’acquisto o la ristrutturazione dell’abitazione o per gravi motivi di salute e le relative spese mediche.

Come se non bastasse, diversi osservatori hanno riscontrato gli esiti negativi del Tfr anticipato nell’ambito della previdenza integrativa. In particolare, chi ha versato il Tfr nei fondi pensione verrebbe penalizzato da due circostanze.

La prima è data dalla Legge di Stabilità primo in quanto alza la tassazione sui rendimenti dei contributi alla previdenza integrativa dall’11,5 al 20% e fino al 26% per i rendimenti dei fondi delle Casse dei liberi professionisti. La seconda, invece, è consequenziale; l’aumento della tassazione, infatti, non spingerà di certo i lavoratori a scegliere l’opzione pensione integrativa al posto del Tfr.

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