studi di settore evasione fiscaleGli studi di settore potrebbero essere meno utilizzati per fare spazio a controlli basati sui dati dichiarati piuttosto che sul calcolo presuntivo di Gerico. Sarebbe questa la novità a cui è giunta la Corte dei conti nella relazione 2013, riguardante il rendiconto generale dello Stato, tenendo conto del fatto che gli studi consentono di recuperare poco gettito: basti pensare che la base imponibile del 2012 è scesa a 2 miliardi circa.

Il numero di accertamenti fondanti su ricavi d’impresa e compensi per le attività dei professionisti è ammontato a 11.000, ovvero 2000 in meno rispetto all’anno prima. L’inversione di rotta è stata presa in seguito alle sentenze delle Sezioni Unite della Cassazione secondo cu, dal 2009, lo strumento è un’ottima soluzione per la contestazione dell’evasione fiscale. Nel 2006 gli studi di settore hanno fatto emergere una base imponibile oltre i 5 miliardi di euro fino ad arrivare al 2012 quando il 9% dei contribuenti ha scelto l’adeguamento a Gerico. C’è da dire che anche il calo degli accessi brevi fa sì che gli studi di settore saranno sempre più soggetti a strumento di selezione. In questo modo, si potrà anche applicare correttamente il regime premiale come stabilito anche dalla Circolare n. 25/E/2014.

E’ prevista quindi una vera e propria ristrutturazione per gli studi di settore. Lo scopo della revisione è quello di garantire la fedeltà dei dati dichiaratati dai contribuenti, ricalibrare l’area di intervento di questi strumenti in modo da ridurre il numero di contribuenti che devono fare i conto con Gerico, cambiare le modalità di utilizzo da parte dell’amministrazione in fase di accertamento. E’ in atto un vero e proprio cambiamento degli studi di settore: secondo il piano antievasione del Governo, c’è la necessità di creare nuovi indicatori di coerenze economica e di normalità economica. Con l’introduzione di nuovi indicatori, si potranno contrastare fenomeni di infedeltà dichiarativa provocando così un incremento dei comportamenti dichiarativi corretti, della base imponibile e del gettito fiscale. Con questo intervento dunque sarà molto più facile individuare i contribuenti che dichiarano dati infedeli, inclusi coloro che falsano i valori per rientrare nel regime premiale. La necessità di verificare gli accessi al regime premiale è stata confermata anche attraverso la Circolare n. 25/E/2014 che ha sottolineato l’esigenza di adottare come strumento di selezione per attività di controllo i dati presenti negli studi di settore. In poche parole gli studi raramente saranno utilizzati come strumento accertativo diretto.