Siete alle dipendenze di un datore di lavoro che vi deve ancora degli arretrati sulle buste paga e, quindi, vi trovate a fronteggiare un problema di stipendi non pagati? Se la risposta è si, stare con le mani in mano non è di certo la giusta soluzione. In tale circostanza, infatti, il dipendente può iniziare una causa, ma, attenzione, prima di agire in tal senso, è necessario informarsi sulle vie da valutare di modo da riuscire ad ottenere i propri crediti.

Datore di lavoro non paga, cosa fare?

Cominciamo col dire cstipendi non pagati cosa farehe, di sovente, una spiccata conflittualità con l’azienda può rivelarsi scarsamente vantaggiosa.

Ovviamente, la precisazione da fare è che ciascun caso è a sé per cui può capitare che, un lavoratore si trovi ad essere consigliato male dalle persone che dovrebbero, al contrario, supportarlo, un altro, dal suo stesso orgoglio.

Al di là di questo, comunque, in materia di busta paga non pagata tutti si pongono le stesse domande: è meglio far contattare dall’avvocato, dai sindacati o ancora, parlare con i colleghi o con il superiore, optare per la giusta causa, per un decreto ingiuntivo o invece per un’istanza di fallimento?

Ebbene, ciò dipende dalle scelte che si hanno sul banco delle trattative. Spesso ci si trova davanti al dilemma se accettare un piano di pagamento a rate da parte dell’azienda in difficoltà oppure procedere con la causa e, in seguito, presentare l’istanza di fallimento.

Nel primo caso, le parti, presso la DPL (Direzione Provinciale del Lavoro), firmeranno l’intesa: la stessa che creerà un titolo esecutivo. Così, in caso d’inadempimento degli impegni da parte del datore, il lavoratore è in possesso di un documento che gli accorda la possibilità di agire in esecuzione forzata, senza che si renda necessario fare prima la causa.

Nel secondo, invece, il lavoratore dovrà recarsi dall’avvocato che quasi certamente preferirà la via del decreto ingiuntivo: l’ottenimento, la notifica e l’esecuzione dello stesso richiede circa 4 mesi.

Se l’azienda non è ancora sull’orlo del fallimento, questa potrebbe optare per l’opposizione al decreto ingiuntivo che gli consenta di prendere tempo e di contrastare l’efficacia dei decreti ingiuntivi che non siano momentaneamente esecutivi.

Ad ogni modo, se alla fine del processo avviata per busta paga non pagata, il dipendente risulta vincitore della causa e l’azienda paga il dipendente, ipotesi assai lontana, quest’ultimo in quattro anni otterrà il pagamento dei propri crediti.

Nell’ipotesi, assai più credibile, che l’azienda non emetta il pagamento neppure in seguito alla sentenza, spesso il lavoratore, insoddisfatto, dà corso all’istanza di fallimento. In tal caso, l’unica garanzia è quella offerta dal Fondo di solidarietà dell’INPS che procederà alla copertura del pagamento delle tre mensilità ultime non corrisposte e relative al Trattamento di Fine Rapporto.

In altre parole, le vie a disposizione sono molteplici, ma un consiglio è di centellinare i ricorsi alla giustizia e di provare, innanzitutto, a tentare la strada del dialogo con l’azienda.