Quando si parla di costi dei ministeri e degli uffici pubblici quasi mai si considera la galassia di società partecipate; le più famose sono Rai e Poste, ma solo 50 appartengono allo stato.

Ce ne sono altre 7500 sconosciute ai più; 5258 sono degli enti locali ed altri 2214 sono organismi di varia natura, come consorzi e fondazioni.
In tutti i casi si tratta di società che pesano e parecchio sulle casse pubbliche, 26 miliardi di euro lo scorso anno,più o meno il valore di una finanziaria. Intendiamoci non tutte sono una spreco, fra queste ce ne sono anche di fruttuose e necessarie.

Di certo però in tempo di revisione della spesa è necessario anche un piano di ristrutturazione tanto più che un terzo delle partecipate continuano ad esistere nonostante i conti in rosso.
La sollecitazione a riorganizzare le società partecipate arriva dalla Corte dei Conti. A dire il vero già negli ultimi tre anni c’è stato un leggero taglio di quanto dai ministeri viene erogato a queste società. Si è passato dagli oltre 30 miliari e mezzo nel 2011 ai 26,11 nel 2011 fino a 25,93 nel 2013. Spesa in calo dunque ma ancora troppo elevata.
A lavoro c’è già il commissario del governo per la spending review, Carlo Cottarelli. Il suo piano di razionalizzazione dovrebbe arrivare entro il mese di luglio e portare oltre ad una maggiore razionalità anche regole e controlli più stringenti.

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