regimi-contabili-enti-no-profitGli enti no profit che svolgono solo attività istituzionale non sono obbligati alla tenuta delle scritture contabili.
Annualmente devono redigere solo un rendiconto economico-finanziario da cui risultino tutte le entrate e le spese, da compilare entro quattro mesi dalla fine dell’esercizio.

Gli enti no profit che invece svolgono anche attività commerciale devono aprire partita iva ed iscriversi al Registro Imprese. Sono quindi obbligati in questo caso alla tenuta delle scritture contabili. Esaminiamo quali sono i regime contabili che possono essere utilizzati. Le alternative sono:
1. regime ordinario;
2. regime semplificato;
3. regime forfettario ex art. 145 TUIR;
4. regime forfettario ex art. 398/1991 (ma solo per le associazioni sportive dilettantistiche e le altre associazioni senza fine di lucro).

Regime ordinario
Regime obbligatorio per gli enti che nell’esercizio precedente hanno conseguito ricavi superiori ad euro 400.000 (per le prestazioni di servizi) o 700.000 euro (per le altre attività).
Chi utilizza il regime ordinario dovrà istituire: libro giornale, libro inventari, registri iva, registro beni ammortizzabili, registro dei corrispettivi, libro paga e matricola in caso di dipendenti.

Regime semplificato
Regime per gli enti che nell’esercizio precedente hanno conseguito ricavi inferiori ad euro 400.000 (per le prestazioni di servizi) o 700.000 euro (per le altre attività).
Devono essere tenuti i registri Iva, integrati con le indicazioni delle rimanenze e del prospetto delle rimanenze, registro dei corrispettivi, registro beni ammortizzabili, libro paga e matricola in caso di dipendenti.

Regime forfettario ex art. 145 TUIR
Regime per gli enti che possono accedere al regime semplificato.
Il reddito si determina attraverso l’applicazione di specifici coefficienti di redditività ai ricavi commerciali.
A) ATTIVITA’DI PRESTAZIONI DI SERVIZI
1) ricavi fino a € 15.493,71
2) ricavi da €15.493,72 a €309.874,14
B) ALTRE ATTIVITÀ
1) ricavi fino a €25.822,84
2) ricavi da €25.822,85 a €. 516.456.90

Gli obblighi contabili sono gli stessi previsti per i soggetti che adottano il regime contabile semplificato.

Regime forfettario, di cui alla L. 398/1991
Per gli enti associativi che, nell’esercizio precedente, hanno conseguito proventi per un importo non superiore ad euro 250.000.
Il reddito è determinato applicando al totale dei proventi conseguiti nell’esercizio dell’attività commerciale il coefficiente di redditività del 3% (aggiungendo, in ogni caso, l’importo delle plusvalenze patrimoniali).
Non sono obbligati alla tenuta delle scritture contabili, ma devono, in ogni caso:
– emettere il c.d. titolo di accesso per le attività di intrattenimento e di spettacolo (ma senza necessità di utilizzare i misuratori fiscali);
– conservare la documentazione relativa ad incassi e pagamenti;
– numerare progressivamente e conservare le fatture di acquisto;
– annotare, anche in un’unica registrazione, i corrispettivi e gli altri proventi conseguiti nell’esercizio dell’attività commerciale sull’apposito prospetto riepilogativo, entro il giorno 15 del mese successivo;
– annotare, entro il termine per la liquidazione trimestrale Iva, l’importo complessivo imponibile mensile o trimestrale degli acquisti e importazioni, indicando l’Iva detraibile. Procedere dunque alla liquidazione e versamento dell’Iva (senza maggiorazione per gli interessi pari all’1%).

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4 Responses to Regimi contabili enti no profit

  1. Valeria scrive:

    Buongiorno, ho un quesito da sottoporvi: una associazione culturale che crea un evento e lo pubblicizza con tanto di locandina, può indicare un prezzo preciso o costo di partecipazione?

    • Cristian Marra scrive:

      A mio parere certamente si. E’ ovvio che per come è messo il quesito che si genererebbe in capo all’associazione un provento commerciale da tassare, soprattutto se trattasi di evento aperto “al pubblico”. Se si tratta di un evento “interno”, rivolto agli associati, ed il costo di partecipazione mira a coprire le spese è un altro discorso. Esempio: circolo della lettura invita un famoso scrittore a tenere una conferenza. Costui chiede una somma per tale partecipazione. Il Circolo chiede ai propri associati un contributo per pagare l’ospite. In questo caso a mio parere non c’è commercialità dell’operazione e non si tratta di proventi da sottoporre a tassazione.

  2. valentina scrive:

    Buongiorno vorrei porvi un quesito.. un’associazione culturale che all’interno dello statuto ha previsto che vengano svolte serate di allenamento per balli da sala e balli di gruppo come attività ultili al raggiungimento diello scopo sociale (riservato ai soli soci) può ritenere questa un’attivitá istituzionale anche se richiesto il pagamenti di un contributo per pagare anche l’organizzatore delle serate o devono intendersi come attivitá comnerciali?

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