Quattro euro in più per un televisore con il registratore integrato, cinque euro per uno smartphone e un tablet con capacità di memoria superiore a 32gb e ancora fino a cinque euro in più per le memorie rimovibili, fino a nove euro per chiavette usb, fino a 32 euro per ogni computer hard disk.

Sono gli effetti delle nuove tabelle decise da un decreto del ministero dei beni culturali che adeguano le quote per l’equo compenso ovvero quello che si paga alla Siae come indennizzo sull’utilizzo della copia privata delle opere tutelate dal diritto d’autore.
L’ennesimo balzello, perché forse non tutti lo sanno, ma sui dispositivi dotati appunto di memoria come i telefonini di ultima generazione si paga già una somma che finisce nella casse della società italiana autori ed editori.

Un contributo di circa novanta centesimi ma che da oggi come detto salirà. Secondo il ministero dei beni culturali il contributo non inciderà sui consumatori. Dovrebbero essere infatti i produttori a farsi carico di inglobarlo nel prezzo finale del prodotto, riducendo di poco il guadagno.
Ma la polemica si riapre con i produttori che dopo aver annunciato di essere pronti al ricorso tornano a parlare di misura ingiustificata, mentre a difesa del provvedimento tornano a schierarsi musicisti, autori ed esponenti della cultura.