Al fine di incoraggiare le aziende a farne ricorso, la disciplina sul contratto di apprendistato è stato oggetto di diverse modifiche. Nello specifico, si è voluto dare uno slancio ai dati sulla disoccupazione mediante una rivisitazione del vincolo di assunzione.

La riforma del lavoro in esame intende dare maggiore forza a quanto affermato con la Legge di Stabilità 12 novembre 2011 n. 183 che, infatti, configura il contratto di apprendistato come di un “contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato alla formazione e alla occupazione dei giovani”.

Sempre in riferimento al nuovo testo, la modifica consiste nell’aver stabilito che le imprese aventi alle proprie dipendenze un numero che non superi le 10 unità hanno la possibilità di assumere un apprendista anche se non ossequiano il vincolo del 50% previsto o anche, se non hanno provveduto a confermare a tempo indeterminato e inserito nel team di lavoro neppure uno degli apprendisti impiegati, fornendo ad ogni modo a questi ultimi un certificato che attesti le competenze da loro acquisite.

Al contrario, le aziende con un numero di dipendenti inferiore a 10, devono far fronte al limite imposto dalla legge e, peraltro, nel processo volto a calcolare la percentuale, sono da escludersi i contratti volti al termine per recesso nel corso del periodo di prova, per dimissioni o, in ultimo, per licenziamento per giusta causa.

In riferimento, invece, al numero complessivo di apprendisti che un’azienda può assumere, esso è stabilito dal rapporto tra lavoratori con contratto di formazione e di specializzazione, e non deve oltrepassare il 100% all’interno di aziende con meno di 10 dipendenti.

In sintesi, mediante l’abolizione del vincolo di assunzione per il contratto di apprendistato, il Governo ha voluto incrementare il numero delle aziende che decidono di assumere giovani lavoratori nonché contrastare la dilagante disoccupazione giovanile.

Eppure, va detto, c’è il pericolo che tal obiettivo, del tutto auspicabile, si risolva in un nulla di fatto dal momento che l’Inps non sta dando corso alla Legge di stabilità 2012 in riferimento agli sgravi per le piccole aziende. Tutto questo perché la misura in questione si configura come aiuto di Stato, necessitando di conseguenza dell’approvazione dell’UE.

Si tratta di un inconveniente davvero spiacevole a cui si dovrà rimediare se non si vuole inficiare l’attendibilità della riforma nel suo complesso. Le aziende, dunque, ad oggi stanno continuando a versare le vecchie quote, ovvero l’1.5% il primo anno, il 3% il secondo e il 10% il terzo.