La recente approvazione della legge delega per il recepimento delle direttive Ue su appalti e concessioni è un progresso fondamentale per la competitività delle imprese italiane. È uno dei modi corretti per sostenere un made in Italy che vince a livello globale e che tutti i giorni esporta eccellenza nel mondo. Come Anie Confindustria rappresentiamo più di 1.200 aziende, 410 mila occupati nel settore elettronico ed elettrotecnico, che genera un fatturato aggregato di 55 miliardi di euro e che contribuisce per il 30% degli investimenti privati in ricerca e sviluppo in Italia. Anche grazie all’esperienza trasmessa dalle aziende a noi associate che operano a stretto contatto con il mondo degli appalti, le sue opportunità e i suoi numerosi problemi, non possiamo che guardare con fiducia al completamento della riforma, tra i cui obiettivi c’è la revisione dell’intero impianto del cosiddetto Codice Appalti. L’approvazione della legge delega è l’occasione per riflettere più in generale sulla ventata di rinnovamento che sarà portato da un Codice degli Appalti completamente riformato e che interverrà su uno degli aspetti strategici per l’economia e la crescita del Paese. Gli appalti nel 2015 hanno movimentato nel settore dell’ingegneria e architettura più di 460 milioni di euro (fonte: Osservatorio Oice – Informatel). Le gare indette dai Paesi Ue nel 2015 e rilevate dalla Gazzetta Ufficiale Europea sono state poco meno di 19 mila, il 29,1% in più rispetto al 2014. Il motivo per cui Anie accoglie con favore l’approvazione della legge delega è che se ne percepisce in modo chiaro la propensione per la semplificazione e soprattutto l’innovazione tecnologica.
L’auspicio è che si faccia un passo in avanti significativo verso la semplificazione, riducendo gli oneri documentali a carico dei partecipanti alle gare, anche grazie al nuovo Documento di Gara Unico Europeo, che dovrebbe essere uno
strumento chiave per ridurre gli oneri amministrativi derivanti dalla necessità di produrre una notevole mole di certificati sui criteri di esclusione e di selezione.
Alla semplificazione burocratica si dovrà affiancare quella delle procedure, che porterà a una riduzione sensibile della lunghezza delle gare e soprattutto maggiore certezza in materia di scadenze ed esiti. La revisione del sistema unico di qualificazione degli esecutori di lavori pubblici (il Soa) è certo l’elemento che secondo l’Anie e i suoi associati porterà un deciso cambiamento, quasi una scommessa, nel mondo degli appalti. È infatti un’occasione unica per rivedere in chiave moderna le categorie di lavorazioni (generali e specialistiche), valorizzando, come mai prima d’ora, il crescente ruolo dell’innovazione tecnologica nelle costruzioni e nelle grandi opere infrastrutturali, privilegiando il rispetto della sostenibilità energetica e ambientale, e soprattutto prevedendo affidamenti separati nei casi di appalti multidisciplinari. Innovazione e basso impatto ambientale vanno spesso di pari passo, e anche i richiami contenuti nella legge delega per la riforma del Codice Appalti ne tengono conto. È infatti prevista la possibilità per le stazioni appaltanti di attribuire un maggiore punteggio a beni e servizi che presentino un minore impatto sulla salute e sull’ambiente. Il prodotto, la sua qualità e il ciclo di vita assumono un ruolo di primo piano anche rispetto all’offerta economicamente più vantaggiosa, da sempre criterio cardine della maggior parte delle aggiudicazioni. Tale cambio di prospettiva rispetto al criterio del prezzo più basso indubbiamente valorizza nel modo più efficace l’innovazione tecnologica, consentendo di acquistare direttamente dal mercato le soluzioni tecnologicamente più avanzate, in particolar modo nei settori specialistici. Un ulteriore importante aspetto positivo della riforma, che può moltiplicare gli effetti economici degli investimenti pubblici, è il ricorso alle forme di partenariato pubblico-privato, strumento che ci auguriamo sia subito applicato, anche per sostenere l’innovazione dei prodotti che richiedono ricerca e sviluppo, in cui le imprese elettrotecniche ed elettroniche investono in media il 4% del fatturato. Con l’approvazione della legge delega si è imboccata una direzione virtuosa che deve però essere seguita con determinazione e senza deviazioni.
L’auspicio è che ora si vada veloci con la riforma completa del Codice Appalti.

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