Il metodo forfettario per il calcolo dei redditi di natura finanziaria non produrrà alcuna semplificazione nei calcoli della voluntary disclosure perché non sarà applicato se non in casi molto rari. Di norma, infatti, comporta una triplicazione dei costi della collaborazione volontaria, senza tener conto delle sanzioni per l’omessa compilazione del quadro RW.
Su un capitale medio di 1 milione, le imposte, gli interessi e le sanzioni dovute per i redditi non dichiarati potrebbero ammontare a circa 100mila euro in più di quelle che si potrebbero pagare con il metodo analitico. Vediamo perché.

Il metodo forfettario
Su richiesta del contribuente, l’ufficio determina gli stessi applicando il 5% al valore complessivo della loro consistenza alla fine dell’anno e calcola l’imposta da versare utilizzando l’aliquota del 27%.
L’istanza può essere presentata solo nei casi in cui la media delle consistenze delle attività finanziarie risultanti al termine di ciascun periodo d’imposta non ecceda il valore di 2 milioni.
In primo luogo si deve considerare che, da quanto risulta esaminando alcuni casi concreti, i capitali detenuti all’estero nell’ultimo decennio non hanno prodotto, in genere plusvalenze, ma minusvalenze, mentre gli interessi, i dividendi e i proventi dei fondi comuni raramente hanno superato il tasso ufficiale di riferimento.
L’aliquota d’imposta prevalentemente applicabile con il metodo analitico è quella del 12,5%, marginalmente quella del 27% e quasi mai l’aliquota progressiva.
Non è quindi irragionevole ipotizzare che, nella maggior parte dei casi, il metodo analitico conduca a redditi uguali o inferiori ai tassi ufficiali di riferimento e che l’aliquota d’imposta mediamente applicabile sia del 20 per cento.
In questo caso, un contribuente che abbia detenuto un dossier titoli in uno Stato black list che non concede lo scambio d’informazioni e che, dal 2005 al 2012, non abbia fatto affluire sul conto altre somme che non siano costruite dai redditi di natura finanziaria prodotti dai capitali stessi possa perfezionare la collaborazione volontaria pagando, fra imposte, sanzioni e interessi, un ammontare non superiore al 5% del capitale mediamente detenuto oltre alle sanzioni ridotte per la violazione del quadro RW.
Se invece si applica il metodo forfettario, imposte, sanzioni e interessi per i redditi evasi dal 2005 al 2012 superano il 15% del capitale mediamente detenuto all’estero.
E’ ovvio che il cliente chiederà al professionista di applicare il metodo analitico che però oltre a richiedere più tempo, sia da parte del professionista sia da parte dell’agenzia delle entrate, darà certamente luogo a controversie sui conteggi che rallenteranno la conclusione delle procedure.
In conclusione è necessario che il metodo forfettario sia reso equo, magari ancorandolo ai tassi ufficiali di riferimento e mediante l’applicazione di un’aliquota d’imposta che rispecchi la media di quelle vigenti nei vari anni interessati.

 

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