La lotta alle frodi IVA ha subito ulteriori restrizioni. In particolare, si è previsto che il reverse charge sia esteso anche ad altre cessioni di beni e prestazioni di servizi fino ad ora non incluse.

Nello specifico, in ossequio all’art. 199-bis della direttiva europea n. 112 del 2006 e all’art. 17, comma 6 e, infine, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, in base alle quali il meccanismo dell’inversione contabile, è da considerarsi applicabile anche ai trasferimenti di quote di emissioni di gas a effetto serra di cui all’art. 3 della direttiva n. 87 del 2003; ai trasferimenti di altre unità che possono essere impiegate da parte dei gestori per conformarsi alla predetta direttiva e di certificati relativi al gas e all’energia elettrica; alle cessioni di gas e di energia elettrica a un soggetto passivo-rivenditore; alle cessioni di beni eseguite a favore di ipermercati, di supermercati e di discount alimentari. Ad ogni modo il meccanismo del reverse charge è da considerarsi applicabile anche alle predette misure fino al 2018.

L’Amministrazione Finanziaria, tra l’altro, ha specificato che in riferimento all’estensione del reverse charge ai “certificati relativi al gas e all’energia elettrica”, tutte le tipologie di certificati energetici sono da far rientrare nell’inversione contabile.

Ad essere relativi all’energia, sono sia i certificati verdi quanto quelli bianchi. In particolare, i primi sono titoli emessi dal Gse la cui entità è direttamente proporzionale all’energia rinnovabile che un impianto qualificato Iafr è in grado di produrre; mentre i secondi, rappresentano titoli di efficienza energetica che attestano e certificano l’ottenimento di risparmi energetici negli usi finali di energia mediante interventi e progetti volti ad incrementare l’efficienza energetica.

Il reverse charge applicato alle cessioni di beni eseguite a favore di ipermercati, di supermercati e di discount alimentari, è connessa al rilascio, da parte del Consiglio dell’Unione europea, di una misura di deroga così come dispone l’articolo 395 della direttiva del 2006 n 112 del Consiglio, appunto.

In altre parole, c’è da presumere che l’autorizzazione di cui sopra non sia rilasciata, dal momento che in questa ipotesi un uso eccessivo del reverse charge, se relazionato a situazioni nelle quali il ricorso allo stesso non è giustificato in quanto manca del requisito di pericolosità delle transazioni coperte, e non giustificabile dal punto di vista delle disposizioni di legge.