Prima di adottare il regime forfettario è opportuno effettuare una valutazione di convenienza rispetto al regime ordinario.
La valutazione tra regime forfettario ed ordinario viene effettuata considerando il carico fiscale e contributivo applicando i due regimi e gli effetti conseguenti al diverso regime IVA, all’assoggettamento ad imposta sostitutiva in luogo dell’IRPEF nonché all’eventuale adozione del regime contributivo agevolato.

I soggetti in regime forfettario non addebitano l’IVA ai clienti e simmetricamente non detraggono l’IVA sugli acquisti. Tale disposizione ha le seguenti implicazioni:
• se il contribuente opera con altre imprese o professionisti, si verifica una perdita pari all’ammontare di IVA a credito non detratta e nessun beneficio dal lato vendite in quanto l’imponibile fatturato ai clienti è lo stesso importo che nel regime ordinario;
• se il contribuente opera con consumatori finali si verifica un guadagno dal lato delle vendite in quanto la prestazione/cessione, se durante il regime forfettario viene mantenuto il medesimo prezzo (compreso IVA), consente di introitare un importo corrispondente all’IVA, che non deve essere versata all’Erario.

Nel caso più generale, per coloro che operano sia con soggetti privati, sia con altri soggetti IVA, il “guadagno” è pari all’IVA addebitata ai privati, al netto dell’IVA a credito sul totale degli acquisti che risulta non detraibile.

L’importo che il contribuente riesce a trattenere, corrispondente all’IVA non più versata, si “trasforma” in maggiori ricavi/compensi e di conseguenza:
• in un maggior reddito con conseguente maggiore tassazione al 15%;
• può comportare il superamento della soglia dei ricavi/compensi.

Il primo fattore da considerare è lo scostamento tra i costi forfettari determinati attraverso il coefficiente di redditività individuato dal legislatore rispetto all’incidenza effettiva dei costi (compresi gli ammortamenti).
Un altro fattore è costituito dal possesso o meno di altri redditi oltre a quello di impresa o di lavoro autonomo.

Si noti che il reddito:
• in regime forfettario è tassato con imposta sostitutiva del 15% mentre gli oneri deducibili e detraibili, in assenza di altri redditi, sono “persi” in quanto non vi è capienza nel reddito complessivo. Tuttavia la deducibilità dei contributi previdenziali viene salvaguardata grazie al fatto che i contributi obbligatori sono dedotti in via analitica nell’ambito del reddito d’impresa/professionale;
• in regime ordinario (che sarà diverso da quello forfettariamente determinato) è soggetto a IRPEF e alle addizionali unitamente agli altri redditi posseduti dal contribuente; in pratica è possibile stimare, in assenza di altri redditi, che con un reddito d’impresa o lavoro autonomo fino a circa € 12.000, la tassazione ordinaria risulta più conveniente.

La presenza di altri redditi renderebbe maggiormente conveniente il regime forfettario, in quanto eviterebbe la progressione delle aliquote IRPEF causata dal cumulo dei redditi; tuttavia si rammenta che l’accesso al regime è possibile per i lavoratori dipendenti e pensionati che abbiano percepito un reddito da lavoro dipendente e assimilato non superiore a 30.000 euro nell’anno precedente.

Per i soli imprenditori iscritti alla Gestione IVS artigiani e commercianti va anche valutata la possibilità, in caso di applicazione del regime forfettario, di usufruire, in via facoltativa, di un regime previdenziale di favore che consiste nel versamento dei contributi previdenziali con uno sconto del 35% sui contributi totali.
Questo si traduce, sul piano pratico, in un discreto risparmio rispetto al regime ordinario.

Il regime contributivo agevolato non è obbligatorio; l’artigiano/commerciante in regime forfettario può quindi continuare a versare i contributi secondo le regole ordinarie. Tale scelta va considerata in quanto il pagamento di contributi in misura inferiore al minimo si ripercuote sull’accredito degli stessi ai fini pensionistici.

Le altre variabili da considerare, per le quali risulta più difficile effettuare un conteggio analitico, sono connesse all’eliminazione, per i contribuenti forfettari, dei seguenti adempimenti/obblighi:
• non assoggettamento agli studi di settore;
• esclusione dall’IRAP;
• esclusione dalla comunicazione clienti-fornitori e black-list;
• esonero dall’obbligo di tenuta delle scritture contabili.
Vediamo con una serie di esempi il confronto fa i due regimi.

Attività piccolo imprenditore soglia ricavi € 30.000, coefficiente redditività 67%:
Ricavi 16.000
Costi 3.000
Altri redditi 0
Contributi previdenziali 3.500
Contributi previdenziali regime agevolato 2.275
Oneri detraibili (19%) 2.000
Aliquota addizionale regionale 1,23%
Aliquota addizionale comunale 0,5%

Regime ordinario
Reddito d’impresa 13.000 (16.000 – 3.000)
Altri redditi 0
Reddito complessivo 13.000
Oneri deducibili 3.500
Reddito imponibile 9.500
IRPEF lorda 2.185
Detrazione reddito d’impresa 924
Detrazioni oneri 19% 380
IRPEF netta 881
Addizionali IRPEF (1,23%+0,5%) 164
IRAP (3,9%, deduz. 9.500) 0
Totale imposte dirette 1.045
Contributi previdenziali 3.500

Regime forfettario
8.308 (16.000 x 67% – 2.412)
Imposta sostitutiva 15% 1.246
Contributi previdenziali 2.275

Attività di bar (soglia ricavi € 40.000, 40% forfait).
Imposte dirette
 Ricavi 35.000
 Costi 22.300
 Altri redditi 0
 Contributi previdenziali 3.500
 Contributi previdenziali regime agevolato 2.275
 Oneri detraibili (19%) 0
 Aliquota addizionale regionale 1,23%
 Aliquota addizionale comunale 0,5%
IVA
 IVA a debito 3.500
 IVA a credito 2.000
 IVA dovuta 1.500

Regime ordinario
Reddito d’impresa 12.700 (35.000 – 22.300)
Altri redditi 0
Reddito complessivo 12.700
Oneri deducibili 3.500
Reddito imponibile 9.200
IRPEF lorda 2.116
Detrazione reddito d’impresa 930
Detrazioni oneri 19% 0
IRPEF netta 1.186
Addizionali IRPEF (1,23%+0,5%) 159
IRAP (3,9%, deduz. 9.500) 0
Totale imposte dirette (A) 1.345
Contributi previdenziali (C) 3.500

Regime forfettario
Reddito d’impresa 11.935 (38.500 x 40% – 3.465)
Altri redditi 0
Imposta sostitutiva 15% 1.790
Totale imposte dirette (A) 1.790
IVA vendite incamerata 3.500
Indetraibilità IVA acquisti 2.000
IVA netta incamerata (B) 1.500
Contributi previdenziali (C) 2.275
Differenza
Totale imposte dirette (A) – 445
IVA netta incamerata (B) + 1.500
Contributi previdenziali (C) + 1.225

Considerando che l’imprenditore in questione opera esclusivamente con soggetti privati i corrispettivi vanno considerati maggiorati di un importo, corrispondente all’IVA che non viene più versata all’Erario.
Pertanto il reddito calcolato applicando il regime forfettario risulta pari ai ricavi x forfait – contributi previdenziali dovuti nel regime agevolato, ossia pari a € 13.125 [(35.000 + 3.500) x 40% – 2.275].
Il predetto “effetto” IVA costituisce, nel caso esaminato, il motivo di convenienza nell’adottare il nuovo regime in quanto:
 il beneficio IVA è pari a € 1.500;
vi è una maggior tassazione ai fini delle imposte dirette pari a € 445;
 vi è una minore contribuzione previdenziale pari a € 1.225.
Il risparmio complessivo per il contribuente è pari a € 2.280.
Per il primo anno di applicazione del regime forfettario va considerata comunque la necessità di operare la rettifica della detrazione per i beni/servizi non ancora ceduti/utilizzati al 31.12.2015.

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