Anche per il 2017 dovrebbe essere confermato, senza alcuna modifica, l’attuale regime forfettario e restare così l’unica alternativa al regime ordinario di tassazione. Chi vuole avviare quindi un’attività potrà cosi beneficiare di una tassazione fissa al 5%, mentre per chi possiede già la partita iva la tassazione sale al 15%. Vediamo quali sono i requisiti e le modalità di accesso, le modalità di calcolo del reddito su cui calcolare l’imposta da versare, quali i costi deducibili da reddito, il limite dei beni strumentali e infine i requisiti che deve rispettare un lavoratore dipendente che voglia contemporaneamente svolgere una doppia attività restando lavoratore dipendente e aprire una partita iva in regime forfettario.

Caratteristiche principali del regime forfettario 

regime-forfettario-2017Ricordiamo quali sono le principali caratteristiche del regime forfettario:

  • Imposta sostitutiva del 15% sul reddito determinato forfettariamente applicando dei coefficienti. Non è applicata più la differenza tra ricavi e costi per la base imponibile su cui calcolare le tasse, ma è applicato un calcolo forfettario sulla base della classe di attività di appartenenza.
  • Imposta sostitutiva al 5% per i primi cinque anni di attività per quei contribuenti che non hanno svolto nel triennio precedente attività d’impresa o di lavoro autonomo.
  • Permanenza nel suddetto regime fino a che si conservano i requisiti principali come il fatturato minimo, poichè abolito il limite massimo dei cinque anni d’attività come nel regime dei minimi.
  • Adesione al regime forfettario senza l’obbligo di prevalenza del reddito autonomo sul lavoro dipendente, purchè non siano superate le cifre annuali di 30.000 euro.
  • Obbligo di emissione e conservazione delle fatture emesse da numerare progressivamente.
  • Esonero dai classici obblighi attualmente previsti per le partite Iva a regime ordinario come applicazione Iva in fattura, dichiarazione annuale Iva e spesometro.

Regime forfettario e lavoro dipendente

Esistono alcuni requisiti che è bene controllare prima di confermare l’adesione al nuovo regime forfettario nei casi in cui un lavoratore dipendente voglia esercitare una seconda attività aprendo così la partita iva.

L’attuale regime forfettario prevede nel caso di doppio reddito associato a lavoro dipendente e libera professione, di controllare un primo requisito economico prima di valutare se si rientra tra i principali requisiti.

In particolare, è necessario che in riferimento all’anno fiscale precedente, gli importi provenienti da redditi di lavoro dipendente non superino la cifra dei 30.000 euro all’anno.

Segue, un secondo requisito come quello della prestazione da lavoro dipendente ancora in essere, poichè secondo quanto disposto dalla legge numero 190 del 2014 per i regimi forfettari, non è necessario procedere alla verifica del superamento della cifra dei 30.000 euro nel caso di cessazione del rapporto dipendente. La legge numero 190 del 2014, prevede poi il controllo dei requisiti più generici per l’accesso al regime agevolato su:

  • Rispetto dei limiti dei ricavi percepiti sulla base della soglia massima per l’attività esercitata.
  • Acquisti di beni strumentali non superiori ai 20.000 euro.
  • Costi per utilizzo di dipendenti o collaboratori non superiori ai 5000 euro.
  • Rispetto del limite dei 30.000 euro per i redditi da lavoro dipendente (o pensione).

Doppio reddito e cause di cessazione attività, il caso specifico per il forfettario

Se il requisito economico della soglia dei 30.000 euro all’anno nel caso di doppio reddito da lavoro dipendente e libera professione o requisiti più generici per rientrare nel regime agevolato sono di facile controllo, lo stesso non può dirsi in alcuni casi specifici. La suddetta verifica non deve essere effettuata nei casi in cui il rapporto di lavoro viene cessato. La normativa di riferimento è, a mio avviso, molto generica e non tende a specificare alcuni casi. Se nel caso di licenziamento o dimissioni per giusta causa non ci sono problemi per l’accesso al nuovo regime, lo stesso non può dirsi nel caso per esempio di pensionamento. Ipotizziamo infatti un soggetto che nel corso dell’anno 2016 ha maturato il diritto di andare in pensione e nell’anno 2015 abbia conseguito redditi da lavoro dipendente per 60.000 euro. Può il soggetto in questione aderire al regime forfettario?

Da una prima analisi sembrerebbe che non ci siano ostacoli perchè il rapporto di lavoro è cessato. Da un altro punto di vista però si potrebbe eccepire che il pensionamento rappresenta una “cessazione particolare” del rapporto non paragonabile ai casi sopra esposti in base al quale il soggetto continua a percepire un reddito fiscalmente paragonabile a quello del rapporto cessato.

Regime forfettario, qual è il limite dei beni strumentali?

Fra i requisiti da rispettare per poter aderire al regime forfettario, degno di nota è certamente il ruolo assunto dal “valore dei beni strumentali”.

Il comma 54 dell’art. 1, Legge 190/2014, alla lettera c) stabilisce che, relativamente all’anno precedente, il costo complessivo, al lordo degli ammortamenti, dei beni strumentali alla chiusura dell’esercizio non deve superare i 20.000 euro. Ai fini del calcolo del predetto limite:

  1. per i beni in locazione finanziaria rileva il costo sostenuto dal concedente;
  2. per i beni in locazione, noleggio e comodato rileva il valore normale dei medesimi determinato ai sensi dell’articolo 9 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, e successive modificazioni;
  3. i beni, detenuti in regime di impresa o arte e professione, utilizzati promiscuamente per l’esercizio dell’impresa, dell’arte o professione e per l’uso personale o familiare del contribuente, concorrono nella misura del 50 per cento;
  4. non rilevano i beni il cui costo unitario non è superiore ai limiti di cui agli articoli 54, comma 2, secondo periodo, e 102, comma 5, del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, e successive modificazioni;
  5. non rilevano i beni immobili, comunque acquisiti, utilizzati per l’esercizio dell’impresa, dell’arte o della professione.

L’Agenzia delle Entrate, in occasione del Videoforum del 22/01/2015, ha fornito i chiarimenti in merito alla determinazione del valore dei beni strumentali nel regime forfettario.

In tale sede è stata confermata l’esclusione dei beni strumentali di valore unitario inferiore a 516,46 euro, i quali pertanto non concorrono alla formazione del valore complessivo dei beni strumentali.

Riguardo alle immobilizzazioni immateriali, l’Agenza delle Entrate ha richiamato i contenuti e i chiarimenti già forniti per i contribuenti minimi nella C.M. 7/2008 ed ha ribadito che anche nel regime forfettario rilevano, ai fini del calcolo, esclusivamente le immobilizzazioni immateriali “proprie” (software, ecc.), mentre restano esclusi i costi pluriennali (avviamento, spese di impianto, ecc.).

Con riferimento all’imposta sul valore aggiunto, considerata l’indetraibilità dell’imposta, ci si chiedeva se il valore dei beni strumentali andava determinato al lordo o al netto dell’iva assolta sugli acquisti. Anche in tal caso, l’Agenza delle Entrate ha ribadito i chiarimenti già forniti per i contribuenti minimi nella C.M. 13/2008 ed ha confermato che il rispetto del limite dei beni strumentali va verificato con riferimento al costo sostenuto al netto dell’IVA, anche se non è stato esercitato il diritto di detrazione.

Dai dettami normativi e dai chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate, limitatamente alla determinazione del valore dei beni strumentali, sembrano esserci forti analogie fra il regime dei minimi e il forfettario, tranne due importanti differenze.

La prima concerne l’arco temporale sul quale conteggiare il valore: nel regime dei minimi vige il limite di 15.000 euro nell’arco di un triennio, nel forfettario viene stabilito un limite di 20.000 euro alla chiusura dell’esercizio.

La seconda differenza concerne i canoni di locazione. Mentre nel regime dei minimi, ai fini del calcolo del valore dei beni strumentali, rilevano i canoni corrisposti per la locazione dei locali ove è svolta l’attività di impresa o l’esercizio dell’arte e professione, nel forfettario non assumono rilevanza alcuna.

L’ultimo aspetto da considerare nel regime forfettario concerne la “cristallizzazione” del valore netto contabile dei beni strumentali. L’accesso al regime forfettario, infatti, comporta la sospensione della tecnica dell’ammortamento, ovvero del riparto del costo dei beni ad utilità pluriennale su più esercizi. Pertanto, il contribuente ordinario che adotterà il regime forfettario dovrà sospendere gli ammortamenti degli eventuali beni strumentali non completamente ammortizzati e potrà riprendere ad ammortizzarli solo successivamente all’uscita dal regime, sempre che i relativi beni non siano stati nel frattempo dismessi.

Dunque per i forfettari, venendo meno le percentuali di ammortamento e il riparto del costo su più esercizi, il valore del singolo bene strumentale corrisponde al costo storico sostenuto ovvero al valore netto contabile (costo storico meno fondo ammortamento) che il bene rileva nell’ultimo anno in cui il contribuente adotta il regime ordinario.

Passaggio al regime forfettario

Va tuttavia evidenziato che per il passaggio al regime forfettario da parte dei contribuenti provenienti dal regime dei minimi o ordinario, è oggetto di alcune differenze:

  • Per il regime dei minimi si avrà direttamente il passaggio all’applicazione di un’aliquota sostitutiva del 15%, anche nel caso di iscrizioni recenti. L’aver svolto in precedenza un’attività autonoma, infatti, pur non annullando la possibilità per il professionista del passaggio ad un nuovo regime agevolato, non permette di usufruire di una iniziale agevolazione dell’aliquota del 5% per i primi cinque anni.
  • Per il regime ordinario, invece, si avrà il passaggio ad un’aliquota sostitutiva del 15% e l’esonero dall’obbligo di adempimenti relativi a dichiarazione annuale Iva, spesometro e indicazione in fattura dell’Iva o della ritenuta d’acconto.

Rispetto a quest’ultimo caso, va precisato che un passaggio al regime forfettario può avvenire in modo automatico e senza ulteriori adempimenti da eseguire. La circolare numero 6/E del 2015 dell’Agenzia delle Entrate, infatti, considera come elemento determinante al nuovo passaggio, l’attuazione di regole fiscali del regime agevolato, quali la non applicazione Iva in fattura.

E’ inoltre richiesto per gli adempimenti fiscali relativi al 2015, di comunicare comunque che è in atto l’ultima dichiarazione annuale Iva e compilare il rigo VA14, un campo previsto proprio per il caso specifico di nuove adesioni al forfettario per compensi tra i 15.000 e i 40.000 euro.

Caratteristiche prevalenti regimi agevolati 

Per tutti quei professionisti che hanno avviato delle aperture di partite Iva nel 2015, invece, valgono principalmente le seguenti regole:

  • Chi ha aderito al precedente regime dei minimi, può continuare ad applicare il suddetto regime anche per i prossimi anni o comunque fino alla naturale scadenza dei cinque anni (o fino al compimento dei 35 anni di età per il professionista).
  • Chi ha aderito al regime forfettario nel periodo di transizione del 2015, potrà utilizzare la riduzione di 1/3 dell’imponibile (ossia della precedente agevolazione prevista nella legge di stabilità) per l’anno 2015 e applicare la nuova agevolazione del 5% nei restanti quattro anni.
  • Obbligo di numerazione progressiva e conservazione delle fatture, oltre che di esonero dall’applicazione Iva in fattura, dichiarazione annuale Iva e spesometro, anche per coloro che hanno aderito al precedente regime dei minimi (prima della definitiva abolizione) o al regime forfettario nel 2015 (periodo di transizione con la possibilità di scelta tra regime dei minimi o forfettario).
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11 Responses to Regime forfettario 2017 come funziona?

  1. Carlo Dalessandro scrive:

    Buongiorno,

    avrei una domanda: sono un contribuente minimi dal 2014 e credo non passerò al forfettario, ma per tenermi aperta la possibilità di fare il passaggio l’anno prossimo, come soglia del reddito devo rispettare quella stabilita per il regime forfettario? la soglia minimi è 30.000 Euro, nel regime forfettario il mio codice ateco ha 25.000 Euro. Se sì, questo vale per tutti gli anni o solo per l’anno precedente a quello del passaggio?

    grazie mille
    Carlo

    • Cristian Marra scrive:

      Buongiorno Carlo,
      deve prendere in considerazione le nuove soglie di fatturato, cioè quelle stabilità con la Legge di Stabilità 2016.

  2. Antonio scrive:

    Cari colleghi vorrei porvi questo quesito, una contribuente che ha aperto la partita iva nel 2013 regime dei minimi nel 2015 si trova ad aver superato il fatturato totale dei €30.000 ma non del 50% quindi dovrebbe transitare obbligatoriamente dall’anno successivo, 2016, nel regime ordinario.
    Il mio quesito è questo, può lo stesso contribuente transitare direttamente nel nuovo forfettario , avendone i requisiti per quest’ultimo e non avendo superato il fatturato di riferimento per il codice ateco che lo contraddistingue, continuando ad applicare l’imposta sostitutiva del 5% fino al raggiungimento dei 5 anni di attività e successivamente applicare il 15% come da normativa.
    Aspetto vostre valutazioni in merito.

  3. Paolo scrive:

    *Chi dal 2016 esce dal regime dei minimi, tutte le fatture emesse al 31/12/2015 non incassate nel 2015 ma da incassare nel 2016 vanno con o senza ritenuta d’acconto nel 2016? Quelle non incassate conviene stornarle al 31/12/2015 e rimetterle in ordinaria nel 2016?

    * professionista in regime ordinario se emette fattura ad un collega che si trova nei minimi deve applicare la ritenuta d’acconto?

    * se il MINIMO, con requisiti atecofin 2007 43.34.00 fattura ad una impresa di costruzioni in appalto o sub-appalto è escluso dall’art.17 c.6 per le fatture che emette?….. e per l’acquisto?

    Ringrazio in anticipo.

    • Cristian Marra scrive:

      Primo quesito: chi esce dai minimi nel 2015 e entra nell’ordinario 2016 è soggetto a ritenuta semprechè il debitore non sia minimo in quanto il professionista determina il suo reddito in base al principio di cassa. Non sei obbligato a stornare le fatture emesse nel 2015 ma se le storni a fine 2015 e le riemetti nel 2016 le devi assoggettare ad iva nel 2016.
      Secondo quesito:
      il soggetto minimo non è sostituto d’imposta quindi al momento del pagamento (indipendentemente da quello che è indicato nella fattura ricevuta) non opera la ritenuta d’acconto
      Terzo quesito:
      per le fatture ricevute il minimo e il forfettario integrano le fatture ricevute in reverse charge e versano l’Iva entro il giorno 16 del mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni;
      per le fatture emesse emettono la fattura senza applicazione dell’iva indicando in fattura che applicano il regime forfettario o dei minimi ed il committente non deve integrare la fattura.

  4. Graziella scrive:

    Salve a tutti, torno nuovamente sul tema del regime forfetario 2016 per porvi il caso di un contribuente che sino al 31.12.2015 ha esercitato attività di commercio al dettaglio come ditta individuale e a partire dal 01.01.2016, mantenendo la stessa partita iva, ha cambiato attività ed esercita attività di lavoro autonomo (professionista).
    Vorrei capire con il vostro aiuto se, in base alla legge 190/2014 modificata dalla L. 280/2015 (stabilità 2016), il contribuente rientra nel regime forfetario come regime naturale o si debba tener conto dell’attività (diversa) precedentemente esercitata e della sussistenza dei relativi requisiti per l’accesso al regime. Premetto che su blog e siti vari si legge di tutto, ma vi chiedo di fare attenzione all’art. 57 L. 190 (non rientra tra i casi di esclusione) e all’art. 65 della stessa legge, che mi sembra attinente al caso esposto e per cui dovrebbe essere prevista imposta sostitutiva del 15% anzichè del 5%. Grazie.

  5. Giulio scrive:

    Un contribuente in possesso dei requisiti relativi alle “Nuove iniziative produttive” che ha aperto la propria attività nell’anno 2013 aveva titolo per restarvi per 5 anni e quindi dal 2013 al 2017. Nell’anno 2015, al 31.12.2015, supera il valore di cui ai cespiti in quanto rilevano anche i canoni di locazione dell’immobile utilizzato per l’esercizio della propria attività artigianale. Poiché detta locazione non rileva nel regime forfetario opta per l’anno 2016 al nuovo regime forfetario. Domanda: l’imposta sostitutiva di cui al regime delle nuove iniziative produttive era applicata nella misura del 5% e così è stato per l’anno 2013 – 2014 e 2015. Per l’anno 2016 e 2017 transitando nel nuovo regime forfetario può continuare ad applicare (5 anni) l’aliquota d’imposta nella misura del 5% oppure deve applicare l’aliquota del 15% perdendo di conseguenza l’agevolazione essendo transitato dal regime delle “Nuove iniziative produttive” al regime “Forfetario”?

    • utente scrive:

      Salve, per le nuove iniziative produttive si poteva aderire per 3 anni consecutivi e non per 5 come da lei indicato (che riguarda il regime dei minimi per coloro che hanno superato i 35 anni), saluti

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