La bozza della legge di Stabilità 2017 introduce un nuova modalità di determinazione del reddito per le imprese in contabilità semplificata, secondo un regime di cassa. Peraltro, da una prima disamina del testo ora disponibile, si ritiene che l’introduzione di tale criterio non sia di per sé in grado di favorire la scelta del regime dell’Iva per cassa, finora poco utilizzato per una serie di criticità la cui soluzione richiede un apposito intervento normativo “di completamento”.

Principio di cassa per le imprese

I soggetti ilegge-stabilita-2017-regime-di-cassanteressati sono le imprese individuali – comprese quelle familiari e le aziende coniugali – e le società commerciali di persone non obbligate alla tenuta della contabilità ordinaria e che determinano il reddito in base all’articolo 66 del Tuir. Si tratta, quindi, dei soggetti che hanno conseguito nell’anno precedente al primo in cui si applica il nuovo regime un ammontare di ricavi previsti dall’articolo 85 del Tuir (determinati applicando il principio di competenza e comprendenti anche quelli dei beni destinati al consumo personale o familiare dell’imprenditore) non superiore a:
– 400.000 euro, per le imprese aventi per oggetto prestazione di servizi;
– 700.000 euro, per le altre attività, a condizione che non sia esercitata l’opzione per la contabilità ordinaria.
Ai fini della permanenza nel regime “di cassa” dovrà farsi, invece, riferimento ai ricavi effettivamente percepiti. Il regime si estende di anno in anno se non sono stati superati tali limiti.

Come si calcola il reddito nel nuovo regime di cassa

Il reddito è attualmente determinato applicando il principio della competenza, in base alla differenza tra i ricavi e gli altri proventi e le spese inerenti e documentate, con le limitazioni alla deducibilità previste dall’articolo 66 del Tuir. Questa differenza va aumentata o diminuita dalla variazione delle rimanenze finali e delle esistenze iniziali di cui ai successivi articoli 92, 93 e 94: tale previsione è incompatibile con il regime di cassa e le rimanenze finali dell’anno precedente al primo in cui lo stesso trova applicazione dovranno essere dedotte dal reddito di quest’ultimo.

Potranno continuare, invece, a concorrere alla formazione del reddito le plusvalenze e le sopravvenienze attive, le minusvalenze e le sopravvenienze passive, gli ammortamenti e gli accantonamenti di quiescenza e previdenza. Dovrebbe restare invariato anche il regime delle perdite.
Gli stessi criteri devono applicarsi ai fini della determinazione della base imponibile Irap, coerentemente a quanto avviene per l’attuale regime di competenza.

L’annotazione di ricavi e spese

Particolare attenzione dovrà essere posta dai contribuenti nel monitoraggio dei flussi di cassa, che richiede di fatto, pur in assenza di un obbligo normativo, l’adozione, anche da parte dell’imprenditore individuale, di un conto corrente dedicato esclusivamente all’attività commerciale.
L’adozione del nuovo criterio comporterà anche un mutamento delle modalità di annotazione dei ricavi e delle spese, che dovrebbe avvenire cronologicamente in base al momento dell’incasso o del pagamento, applicando, cioè, criteri di imputazione temporale non coincidenti con quelli stabiliti ai fini dell’Iva.

Se sono tenuti soltanto i registri previsti ai fini di quest’ultima imposta si pone, pertanto, l’esigenza di indicare separatamente anche i componenti il cui incasso o pagamento avviene in un anno diverso da quello di registrazione e di effettuare il raccordo con i relativi documenti contabili.
Appare, quindi, senz’altro opportuno l’allineamento opzionale dei criteri previsti ai fini dell’Irpef e dell’Iva, facendo coincidere la data di incasso o di pagamento con quella di registrazione dei
documenti.

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