Il regime agevolato che farà il suo esordio dal 01 gennaio 2015 continuerà a essere conveniente?
E’ la domanda che il popolo delle partite iva si pone in questi giorni. Una risposta univoca non c’è perché la convenienza andrà valutata caso per caso.
Vediamo analiticamente i pro e i contro. Ci sarà un sensibile aumento dell’imposta sostitutiva dal 5 al 15%. Aspetto tutt’altro che secondario visto che il fisco leggero ha costituito il principale appeal del regime. Ma ci sarà una sorte di rete di protezione per chi si trova ora nei minimi: potrà scegliere di restarci fino alla conclusione del quinquennio e comunque non oltre il 35esimo anno di età.
Quasi a compensare questo aumento di tassazione, il Ddl di Stabilità prevede una riduzione di un terzo del reddito imponibile per chi avvia una nuova attività. E tra le altre aperture ci sono la possibilità di avere dipendenti e fare esportazioni. Infatti, i contribuenti che aderiscono al regime agevolato potranno anche sostenere spese per il personale, fino a un massimo di 5mila euro annui. Potranno, inoltre, effettuare cessioni all’estero.
Attenzione, però, perché cambieranno le condizioni che consentiranno di rientrare: il limite dei 30mila euro lascerà il posto a soglie differenziate in base all’attività. Si andrà dai 15mila euro (per i professionisti, intermediari del commercio, costruzioni e attività immobiliari) ai 40mila euro (per commercio all’ingrosso e al dettaglio e attività dei servizi di alloggio e di ristorazione). Forse è proprio uno degli aspetti più delicati perché si potrebbero discriminare alcune categorie piuttosto che altre o lasciare in una sorta di nanismo imprenditoriale molti soggetti che potrebbero preferisce di non crescere o non effettuare investimenti (il tetto dei 20mila euro spesi per beni strumentali sarà calcolato alla fine dell’esercizio precedente, leggi qui) pur di sfruttare le agevolazioni del regime.
Oltre alle soglie, bisognerà prendere confidenza anche con i coefficienti di redditività (40% per commercio al dettaglio, 67% per gli artigiani, 78% per i professionisti, giusto per dare qualche cifra) nella determinazione dell’imponibile su cui pagare l’imposta.
Il nuovo regime agevolato, dunque, diventa più sartoriale e viene cucito sulle caratteristiche delle singole categorie e addirittura dei singoli contribuenti. Senza dimenticare che un’eventuale uscita dal regime agevolato comporterebbe l’assoggettamento a Irpef e addizionali, Iva e probabilmente anche Irap se c’è autonoma organizzazione (mentre l’imposta sostitutiva ricomprende tutto): con un carico fiscale più alto del 15% per cento. Con un appesantimento anche in termini di adempimenti (esclusi dal regime agevolato), dagli studi di settore a una serie di dichiarazioni e comunicazioni al fisco.
Il nuovo regime consentirà a imprenditori e artigiani anche di optare per il calcolo dei contributi sul reddito effettivamente dichiarato. E qui si ripropone il tema delle differenze. La chance è, infatti, preclusa ai professionisti che versano i contributi alle casse private: una diversità che si potrebbe rimuovere nell’approvazione parlamentare, a condizione di trovare una sostenibilità finanziaria.

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