fatture-false-cosa-si-rischiaLa sentenza n. 3931 del 2015 della Cassazione ha stabilito che colui che ha eseguito la registrazione materiale di fatture false, spingendo alla sottoscrizione il liquidatore ignaro della frode, può rispondere di dichiarazione fraudolenta.

Tale sentenza giunge in seguito al ricorso presentato dalla Procura della Repubblica, rinviando la sentenza emessa dalla Corte d’appello di Bologna che aveva disposto l’assoluzione per un socio e legale rappresentante di una SNC, sotto processo in quanto accusato di dichiarazione fraudolenta sancita dall’art. 2 Decreto Legislativo n. 74 del 2000.

Nello specifico, il soggetto imputato a sua difesa aveva affermato di non aver sottoscritto e presentato la dichiarazione annuale, in quanto a ciò aveva già provveduto il liquidatore.

La linea difensiva ha sortito gli effetti sperati dal momento che la Corte territoriale ha escluso ogni responsabilità del prevenuto, atteso che la dichiarazione chiaramente fraudolenta era stata effettivamente sottoscritta dal liquidatore della società e che, inoltre, non era stata rilevata la presenza di altri elementi tali da far ritenere non verosimile la partecipazione di persone nel reato come anche l’errore indotto da altri.

Ebbene, il ricorso da parte della Procura nasce dalla considerazione che il liquidatore aveva sì sottoscritto la dichiarazione contenete elementi passivi fittizi, ma soltanto dopo la previa registrazione delle fatture false da parte dell’imputato che, tra l’altro, si era ben guardato dall’informare il liquidatore della frode, inducendolo a commettere reato.

Da qui la decisione da parte della Corte di Cassazione di annullare il verdetto che disponeva l’assoluzione dell’imputato.

Stando all’articolo 2 del Decreto Legislativo n 74 del 2000, il reato di dichiarazione fraudolenta è punibile con un minimo di un anno e sei mesi di reclusione fino a sei anni.

La commissione del reato è connessa alla presa di possesso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti nel momento in cui tali fatture o documenti sono registrati all’interno delle scritture contabili obbligatorie, o usati come prova davanti all’amministrazione finanziaria.

Non resta, dunque, che attendere il verdetto della Corte d’Appello in sede di rinvio, alla quale spetterà redimere i dubbi presentati da chi considera il reato in esame come relativo alla presentazione e non, di conseguenza, rilevante al momento dell’inserimento delle fatture all’interno della contabilità societaria.