E’ ormai risaputo che per quei lavori saltuari, occasionali è possibile emettere una ricevuta come privato, senza dover aprire partita iva. La distinzione tra abitualità ed occasionalità è fondamentale, esaminata dal Ministero delle Finanze nella circolare n. 7/1496 del 30 aprile 1977 e di cui abbiamo discusso anche noi in questo articolo: “Lavoro autonomo occasionale o abituale.
Per poter far ciò bisogna rispettare due limiti:
– temporale, e cioè la prestazione svolta presso lo stesso committente non può superare i 30 giorni;
– e reddituale. La prestazione non può superare 5.000 euro netti.

Tassazione prestazione occasionale

tassazione-prestazione-occasionaleAi fini fiscali si tratta di reddito di lavoro autonomo che deve essere dichiarato per cassa, quindi nell’anno in cui si incassa, che può essere diverso dall’anno di emissione. Si pensi ad una ricevuta emessa a fine anno, per esempio al 31.12 che viene incassata nei primi giorni di gennaio.
Nel modello unico il reddito trova collocazione nel quadro RL, tra i redditi diversi ed è soggetto ad Irpef e relative addizionali regionali e comunali.
Se non si ha altro da dichiarare e i redditi occasionali non superano 4.800 euro si è esonerati dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. Attenzione però che se il committente ha trattenuto la ritenuta d’acconto conviene presentare la dichiarazione in modo da andare a credito irpef.

Ai fini previdenziali si è obbligati ad iscriversi alla gestione separata solo quando i compensi superano il limite di 5.000 euro.