confronto-regime-ordinario-e-forfettarioDal primo gennaio 2015 cambieranno le regole fiscale per le partite Iva “minime”. La misura viene propagandata come il pilastro della semplificazione e agevolazione a favore dell’imprenditoria marginale, ma, come dimostra una elementare analisi costi/benefici, rischia di essere un flop: infatti ha profili di dubbia costituzionalità, è fortemente iniqua, risulta inefficace ed è potenzialmente discorsiva per il sistema.
Dall’analisi di una prima ipotesi che prevedeva la percezione del solo reddito di lavoro autonomo , risulta evidente che anche con un reddito al limite della opzione (15 mila euro), il nuovo regime risulta svantaggioso rispetto alla tassazione ordinaria, la quale, per effetto della detrazione d’imposta per lavoro autonomo pari a 952 euro, prevedrebbe un’incidenza fiscale pari al 13,6% rispetto al 15 per cento.
Se si considera anche la perdita sia della detrazione Iva sugli acquisti sia degli oneri detraibili e deducibili, se ne deduce agevolmente che non vi sarebbe alcuna convenienza nell’effettuare tale opzione.
Si consideri, invece, una seconda ipotesi nella quale due lavoratori dipendenti o pensionati (reddito 20mila euro) esercitano una seconda attività di lavoro autonomo che porti loro a realizzare il medesimo reddito, ma uno dei due non possa accedere al regime agevolato in virtù di un volume d’affari superiore al limite (esempio 16mila euro). Ebbene, il peso fiscale sull’addizionale reddito professionale, risulterebbe tassato a Irpef al 40,6%, contro il 15% dell’imposta sostitutiva. Si creerebbe, quindi, il paradosso che due soggetti con il medesimo reddito subirebbero una tassazione totalmente diversa. Risulta evidente che assoggettare una sotto-casistica (limite volume d’affari) di alcuni redditi (lavoro autonomo) a un’imposta sostitutiva, che tassa in misura fissa (15%) ed a prescindere dagli altri redditi, scardina i principi di progressività dell’imposta e sia della capacità contributiva (articolo 53 Costituzione).
Al fine di evitare un flop della misura, a causa della scarsa appetibilità e un probabile contenzioso, sarebbero auspicabili alcune correzioni, come la revisione del volume d’affari massimo (15mila euro per i professionisti appaiono irrisori), l’aliquota forfettaria (il 15% è un importo di scarsa appetibilità) e la disapplicazione in ipotesi di altri redditi.

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