E’ valido l’accertamento quando la dichiarazione dei redditi del contribuente è troppo bassa rispetto al mutuo sulla prima casa. Ma non basta: è insufficiente per il cittadino giustificare il pagamento delle rate con delle donazioni da parte dei familiari.

Reddito basso cosa si rischia?

mutuo reddito bassoA questa interessante conclusione è giunta la Suprema corte di cassazione che, con l’ordinanza numero 15399 del 21 giugno 2017, ha accolto il ricorso presentato dall’amministrazione finanziaria facendo vacillare la certezza di molti che vedono nel finanziamento per l’acquisto del bene un modo per dribblare senza problemi l’accertamento.

A una decisione così innovativa gli Ermellini hanno applicato un principio ormai consolidato in virtù del quale hanno ribaltato la doppia pronuncia di merito pro contribuente.

Nelle motivazioni si legge infatti che l’accertamento con metodo sintetico, fondato su parametri e calcoli statistici qualificati, cosiddetto redditometro, dispensa l’amministrazione da qualunque ulteriore prova rispetto all’esistenza dei corrispondenti fattori-indice della capacità contributiva individuata in appositi decreti ministeriali, restando a carico del contribuente l’onere di dimostrare che il reddito presunto non esiste o esiste in misura inferiore.

Onere della prova a carico del contribuente

Pertanto, a fronte della corretta e non contestata applicazione dei fattori-indice, l’amministrazione finanziaria non ha ulteriori oneri, gravando sul contribuente l’onere di dimostrare, attraverso idonea documentazione, che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito in tutto o in parte a titolo di imposta e la prova documentale sulla entità degli ulteriori redditi e sulla durata del loro possesso ha finalità di ancorare a fatti oggettivi di tipo quantitativo e temporale la disponibilità di detti redditi, per consentire la riferibilità della maggiore capacità contributiva accertata con metodo sintetico in capo al contribuente proprio a tali ulteriori redditi.