Subito metà del Tfr in busta paga. E’ questo il piano del governo per rilanciare i consumi. La notizia è stata anticipata dal Sole 24 Ore, secondo cui Renzi sta studiando la fattibilità dell’operazione.
La novità dovrebbe riguardare i lavoratori del settore privato, mentre per quelli del pubblico impiego mancano le coperture.
La misura verrebbe attuata per un periodo limitato, due o tre anni, e la scelta se richiedere il tfr o meno spetterebbe al lavoratore.

La notizia però non piace al presidente di Confindustria Squinzi, secondo cui questa situazione è molto complessa e potrebbe creare problemi di liquidità alle aziende.

Cos’è e come funziona il Tfr?

In sostanza, ogni anno viene messo da parte dall’azienda circa un mese di retribuzione. Dopo 8 anni di lavoro presso la medesima azienda il dipendente può richiedere, solo per alcuni motivi (spese sanitarie straordinarie, per l’acquisto della prima casa) il 70% del Tfr. La richiesta può essere effettuata una sola volta.

Il nocciolo della questione verte anche sulla tassazione. Una cosa è subire una tassazione in base alla media del proprio stipendio degli ultimi cinque anni e un’altra è tassare il TFR con l’aliquota marginale Irpef, che può arrivare anche fino al 43%.