indennità sostitutiva licenziamentoSembra proprio che per un licenziato che ha scelto l’indennità sostitutiva in luogo della reintegrazione nel posto di lavoro non ci possano essere retribuzioni ma solo ed esclusivamente interessi e rivalutazione. E’ questo ciò che è emerso dalla sentenza 27 agosto 2014 n.18353 resa a Sezioni Unite dalla Corte di Cassazione.

Di recente è stato esaminato il caso di un lavoratore che era stato licenziato ingiustamente da una Spa e che aveva percepito in ritardo l’indennità sostitutiva relativa alla reintegra. Dinanzi ai giudici, l’uomo ha ribadito che il rapporto di lavoro è andato avanti fino al giorno in cui c’è stata la corresponsione dell’indennità sostitutiva. Proprio per questo il lavoratore ha chiesto il pagamento di tutte le retribuzioni che sono state maturate e che non sono state percepite nel periodo di tempo tra la data di esercizio e quella del pagamento dell’indennità. La Corte d’appello intanto  non ha appoggiato l’assunto del lavoratore affermando che il rapporto tra lui e la società è stato risolto tramite l’esercizio del diritto di opzione e quindi non con il pagamento dell’indennità.

La controversia dunque è giunta in Cassazione dove è stata esposta alle Sezioni Unite che hanno enunciato questo principio di diritto: “ove il lavoratore illegittimamente licenziato in regime di c.d. tutela reale – quale è quello, nella specie applicabile ratione temporis, previsto dall’art. 18 legge 20 maggio 1970 n. 300, nel testo precedente le modifiche introdotte con la legge 28 giugno 2012 n. 92 – opti per l’indennità sostitutiva della reintegrazione, avvalendosi della facoltà prevista dal quinto comma dell’art. 18 cit., il rapporto di lavoro si estingue con la comunicazione al datore di lavoro di tale opzione senza che permanga, per il periodo successivo in cui la prestazione lavorativa non è dovuta dal lavoratore né può essere pretesa dal datore di lavoro, alcun obbligo retributivo con la conseguenza che l’obbligo avente ad oggetto il pagamento di tale indennità è soggetto alla disciplina della mora debendi in caso di inadempimento, o ritardo nell’inadempimento, delle obbligazioni pecuniarie del datore di lavoro, quale prevista dell’art. 429, terzo comma, cod. proc. civ., salva la prova, di cui è onerato il lavoratore, di un danno ulteriore”.

In poche parole, le Sezioni Unite hanno scelto di dare continuità all’orientamento giurisprudenziale, che è stato inaugurato nel 2012 attraverso le sentenze nn.15869 e 1622, che ò essere sintetizzato in due punti. Innanzitutto l’ordine di reintegrazione e il rapporto di lavoro vengono estinti con la dichiarazione di opzione a favore dell’indennità sostitutiva. Infine, dall’esercizio dell’opzione al pagamento dell’indennità sostitutiva , il ritardato adempimento del datore di lavoro sarà regolato nella disciplina dell’adempimento di tutti i crediti pecuniari del lavoratore.