Il lavoro on line è sempre più ricercato in tempi di crisi per ritrovare delle alternative economiche di guadagno, ma non sempre è facile muoversi nella giungla degli aspetti fiscali richiesti. Uno infatti dei primi quesiti per chi decide quasi per caso di vendere dei prodotti on line è sul regime fiscale da applicare.

 Lavoro on line: primi aspetti da valutare

 Il lavoro on line come tutte le attività lavorative richiede una particolare attenzione verso gli aspetti fiscali e previdenziali previsti dalla normativa italiana e sull’apertura della partita Iva.

In generale è comunque possibile iniziare una prima attività di lavoro on line anche come privato e successivamente valutare l’apertura della Partita Iva. Nel primo caso vi è però un obbligo sul fronte degli importi massimi consentiti per operare come privato, mentre nel caso di partita Iva entrano in gioco anche i contributi previdenziali.

 

Lavoro on line: operare da privato con la ricevuta per prestazione occasionale

Se l’attività di vendita on line è ai primi stadi è consigliabile operare come privato ed emettere una ricevuta per prestazione occasionale, con il pagamento di una ritenuta d’acconto del 20% sulle cifre ottenute. Tale documento dovrà indicare i principali dati del privato, ed in particolare:

  • Nome
  • Cognome
  • Indirizzo
  • Codice fiscale

E’ inoltre necessario che i ricavi annui lordi incassati non superino la cifra di 5000 euro e al termine dell’anno di compilare la dichiarazione dei redditi per il pagamento delle tasse dovute.

 Lavoro on line: operare da professionista con la partita Iva

Se l’attività di vendita di prodotti on line comincia a consolidarsi e a diventare una attività continua e professionale con cifre che superano i 5000 euro, è invece richiesta l’apertura della partita Iva e nuove valutazioni su aspetti fiscali e previdenziali dovuti. Sotto il punto di vista fiscale, ad esempio, è prevista la possibilità di utilizzo di un regime agevolato per la gestione della partita Iva, laddove negli ultimi tre anni non siano state svolte delle attività di impresa o professionali.

Si tratta del regime dei minimi che prevede:

  • Il non superamento dei 30.000 euro all’anno dei redditi percepiti
  • L’applicazione solo di un’imposta sostitutiva del 5% sul reddito netto annuale
  • L’esenzione dal pagamento di Iva, Irap, Irpef, Addizionali Comunali e Regionali.

Tale regime ha una durata di cinque anni laddove si continui a rispettare il requisito del reddito dei 30.000 euro, al termine dei quali sarà possibile passare a regimi alternativi come quello ordinario o forfettario.

Sotto il punto di vista previdenziale, invece, non sono previste delle agevolazioni per nuove attività d’impresa e professionali e nel caso ad esempio di un rivenditore di servizi web, si prevede un obbligo di iscrizione alla gestione separata, con il pagamento di una percentuale sul reddito netto annuo da pagare in due soluzioni.