interessi-ravvedimento-operosoRegolarizzazione delle violazioni fiscali a iniziativa di parte come alternativa alla definizione dell’accertamento dell’amministrazione, con pagamento immediato di sanzioni ridotte che, nella peggiore delle ipotesi, saranno comunque inferiori rispetto al caso in cui intervenga il provvedimento dell’ufficio (un sesto del minimo, anziché un terzo). E senza limitazioni temporali, né cause ostative. Questo, nella sua essenza, il nuovo ravvedimento operoso nei settori tributari di competenza dell’Agenzia delle entrate, secondo le modifiche previste dal ddl di stabilità 2015, finalizzate a incrementare il gettito favorendo l’adempimento spontaneo.

A prescindere dai risultati, il progetto in cantiere appare estremamente semplice e positivo, sia in un’ottica di sistema, sia per i vantaggi ai contribuenti e all’erario. Via gli impedimenti e le barriere temporali. Ai sensi dell’art. 13, comma 1, del dlgs n. 472/1997, il contribuente che si ravvede è premiato solo se la regolarizzazione delle violazioni è (relativamente) spontanea:
la riduzione delle sanzioni non spetta, infatti, se la sanatoria avviene dopo la constatazione della violazione, oppure dopo
l’inizio di accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento formalmente note al trasgressore o ai coobbligati. Il ddl Stabilità, al riguardo, prevede di sterilizzare le cause ostative per i tributi amministrati dall’agenzia delle entrate, mantenendo solo l’effetto preclusivo della notifica di atti di liquidazione e di accertamento (comprese le comunicazioni conseguenti alla liquidazione e al controllo formale delle dichiarazioni).
Il contribuente, pertanto, potrà sanare le violazioni beneficiando dello sconto della sanzione anche in presenza di atti istruttori (accessi, inviti, questionari, processi verbali), purché prima della notifica, da parte dell’agenzia delle entrate, di un atto impositivo (es. avviso di accertamento) o prodromico (comunicazioni di irregolarità o avvisi bonari).
A questa importante novità fa da pendant l’eliminazione dei limiti temporali per la regolarizzazione volontaria (eccetto che per l’ipotesi di omessa presentazione della dichiarazione, che rimarrà sanabile solo entro novanta giorni). Attualmente, il ravvedimento va perfezionato entro il termine di scadenza per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale la violazione è stata commessa, oppure, ove non sia prevista dichiarazione, entro un anno dalla commissione della violazione (art. 13, lett. b). Decorso tale termine, il contribuente che intendesse sanare le violazioni non potrebbe beneficiare del ravvedimento operoso, pur potendo comunque presentare una dichiarazione integrativa ex art. 2, comma 8, dpr n. 322/98 fino alla scadenza dei termini per l’accertamento. Questo limite temporale può dare luogo a incongruenze, soprattutto nel settore dell’Iva: per esempio, la dichiarazione presentata nel 2014 per il 2013, se infedele, può essere regolarizzata entro il 30 settembre 2015, ma se l’infedeltà discende dall’omessa fatturazione di un’operazione nel corso del 2013, tale violazione rimane punibile perché doveva essere sanata entro il 30 settembre 2014.

Nella nuova disciplina, invece, non ci saranno più limiti temporali, fermo restando la proporzionalità dell’entità del trattamento premiale alla rapidità della regolarizzazione. Verranno infatti aggiunte alle attuali previsioni delle lettere a), b) e c), tre nuove previsioni atte a graduare maggiormente la riduzione decrescente della sanzione, via via che ci si allontana dal momento di
commissione della violazione.
Più precisamente, oltre alle riduzioni vigenti, si stabilisce che la sanzione è ridotta:
– a un nono del minimo, in caso di regolarizzazione entro il novantesimo giorno successivo al termine per la presentazione della dichiarazione ovvero, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro novanta giorni dall’omissione o dall’errore (nuova lettera abis);

– a un settimo del minimo, in caso di regolarizzazione entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione ovvero, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro due anni dall’omissione o dall’errore (lettera b-bis);

– a un sesto del minimo, in caso di regolarizzazione oltre il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione ovvero, quando non è prevista dichiarazione periodica, oltre due anni dall’omissione o dall’errore (lettera b-ter).

La previsione della lettera a-bis) è di carattere generale e si applicherà a tutte le violazioni (compresi gli omessi versamenti)
relative a qualsiasi tributo, mentre quelle delle lettere b-bis) e b-ter) si applicheranno solo ai tributi di competenza dell’agenzia delle entrate. Parallelamente alla rimozione dei limiti temporali, verranno rimodulati i termini di decadenza per la notifica degli atti impositivi, fissandone la decorrenza dalla presentazione della dichiarazione integrativa o dalla regolarizzazione, limitatamente
agli elementi oggetto di ravvedimento.

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