Con il nuovo decreto attuativo del Jobs act, sono state introdotte delle importanti modifiche sulle principali tipologie contrattuali in vigore nel paese, con un intervento diretto sulle associazioni in partecipazione. Rispetto al passato, infatti, non è più possibile svolgere da parte dell’associato anche delle attività lavorative, ma solo apportare delle risorse finanziarie.

L’obiettivo del Jobs Act con le nuove regole per le forme contrattuali

Le nuove regole sulle forme contrattuali da poter applicare nei confronti delle associazioni di partecipazione, sono state inserite nell’articolo 50 del decreto legislativo sul jobs act, al fine di creare dei rapporti di lavoro più stabili nel paese che incidano su una maggiore convenienza dei contratti a tempo indeterminato e un minore utilizzo di forme contrattuali alternative.

Nel suddetto articolo, in particolare, è definito il superamento dell’associazione in partecipazione con il solo apporto di lavoro e definita una sola partecipazione mediante risorse finanziarie, in modo da incentivare le parti a ricorrere a differenti forme contrattuali, laddove tale rapporto poggi soprattutto sulla prestazione lavorativa.

Modalità di funzionamento delle associazioni di partecipazione

L’associazione in partecipazione, altro non è, che un contratto in cui un soggetto noto come associante attribuisce ad un altro soggetto noto come associato, una partecipazione degli utili prodotti dalla impresa. E richiede come corrispettivo di tali utili o un apporto di capitale o un apporto di lavoro.

Su quest’ultimo punto sono spesso sorte alcune controversie circa le modalità di svolgimento della prestazione lavorativa, che sulla carta dovrebbe essere differente da un classico lavoro dipendente e con un rapporto che non dovrebbe essere né di subordinazione e né con un compenso certo. Questo perchè tale lavoro è fornito come corrispettivo degli utili ricevuto con il contratto di associazione di partecipazione.

Tuttavia identificare tale confine non è facile e molti interventi normativi hanno cercato di colmare tale lacuna. La legge n. 22 del 2012, ha ad esempio stabilito che nelle associazioni in partecipazione con un apporto sia di capitale e sia di lavoro, è consentito un numero massimo di tre associati e che nel caso di superamento di tale limite, tutti i rapporti di lavoro eccedenti devono essere trasformati in contratti a tempo indeterminato.

I tre punti fondamentali del Jobs Act sulle associazioni di partecipazione

Con la prossima entrata in vigore del decreto attuativo del Jobs Act, invece, si è deciso di intervenire in modo ancora più deciso su tali tipologie contrattuali stabilendo tre punti fondamentali:

  • Abrogazione delle associazioni di partecipazione solo legate ad apporto di lavoro
  • Conferma delle associazioni di partecipazione solo legate ad apporto di capitale
  • Validità degli attuali contratti di associazione di partecipazione (con l’apporto anche di lavoro) fino alla naturale cessazione.