Per le operazioni effettuate in Italia nei confronti di soggetti passivi stabiliti, il fornitore Ue deve emettere egli stesso la fattura con l’indicazione del numero identificativo attribuitogli nel proprio paese, essendo irrilevante ai fini dell’Iva l’eventuale fattura emessa dal rappresentante fiscale.
Lo chiarisce l’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 21/E del 20 febbraio 2015, in risposta a un quesito concernente gli adempimenti relativi a una cessione di beni che si trovano in Italia, posta in essere da un soggetto Ue nei confronti di un cessionario italiano.

L’Agenzia ricorda di avere chiarito con risoluzione n. 89/2010 che, dopo la riforma del 2010, l’imposta relativa a tutte le operazioni territorialmente rilevanti in Italia, effettuate da soggetti esteri nei confronti di soggetti passivi stabiliti in Italia, deve sempre essere assolta dal cessionario o committente. Successivamente, a seguito della riforma della fatturazione del 2013, è stato previsto che il cessionario/committente italiano, nella suddetta ipotesi, deve assolvere gli obblighi d’imposta mediante emissione di autofattura se il fornitore è extra Ue, oppure mediante integrazione e successiva registrazione della fattura del fornitore (come per gli acquisti
intracomunitari) se questi è un soggetto Ue.
In questa seconda ipotesi, il soggetto nazionale, per eseguire gli adempimenti previsti dall’art. 17, secondo comma, dpr n. 633/72, deve disporre della fattura emessa direttamente dal fornitore Ue, essendo invece irrilevante ai fini dell’imposta quella eventualmente emessa per esigenze proprie dal rappresentante fiscale italiano del fornitore.
Si deve osservare che la soluzione indicata dall’agenzia è conforme con l’art. 219-bis della direttiva Iva, il quale prevede che, nelle operazioni effettuate al di fuori del paese di stabilimento del fornitore, se il debitore dell’imposta, nel paese in cui è dovuta, è il destinatario con il meccanismo dell’inversione contabile, la fatturazione è regolata dalla normativa del paese del fornitore.