È quanto ha stabilito la Legge di conversione del D.L. n. 1 del 2012, il cosiddetto decreto liberalizzazione.

Il Governo, in particolare, in una relazione illustrativa che accompagna il decreto ha ricordato come il fotovoltaico abbia conosciuto una netta espansione nei terreni agricoli, causando una la riduzione della “vocazione agricola” a favore dell’installazione degli impianti.

È questo, a grandi linee, il motivo che ha spinto il Legislatore a sospendere gli incentivi.

Tuttavia, c’è da precisare che sono esclusi dal divieto gli impianti realizzati o che devono essere realizzati sui terreni demaniali militari, nonché quelli da installare su aree agricole che hanno ottenuto il titolo abilitativo entro la data di entrata in vigore della Legge di conversione (25 marzo 2012).

Per il divieto, ci sono da considerare anche alcuni requisiti (individuati ai commi 4 e 5 dell’articolo 10 del decreto legislativo n. 28 del 2011). Questi, sono che gli impianti abbiano una potenza nominale non superiore a 1MW, nel caso di terreni appartenenti allo stesso proprietario, gli impianti devono essere distanti in misura non inferiore ai 2 chilometri, né devono occupare più del 10% della superficie del terreno agricolo.

Ovviamente, sono arrivate le critiche e il Governo ha previsto l’accesso agli incentivi statali per quegli impianti solari fotovoltaici con moduli collocati a terra nelle aree agricole che entrano in esercizio entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore della Legge di conversione del D.L. n. 1/2012, ossia la Legge 24 marzo 2012, n. 27.