Forse. La risposta a questa domanda è forse. Già, perché il legislatore non si è ancora espresso in merito, limitandosi a scrivere, nella disciplina IMU, che vi è “l’abrogazione dei poteri regolamentari dei Comuni in materia“.

Tuttavia, le tesi che stanno prendendo piede sono due. Da un lato c’è Confedilizia che offre un’interpretazione della normativa sulla manovra economica meno restrittiva. Secondo Confedilizia, sarebbe applicabile anche all’Imu la normativa Ici, che prevede la riduzione a metà dell’imposta per i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e di fatto non utilizzati. Dall’altro lato, invece, ci sono molti comuni che stanno applicando la vecchia disciplina al nuovo tributo.

Per quanto riguarda la prima tesi, ricordiamo che l’art. 8 del D. Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504 dispone che: “l’imposta è ridotta del 50 per cento per i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e di fatto non utilizzati, limitatamente al periodo dell’anno durante il quale sussistono dette condizioni. L’inagibilità o inabitabilità è accertata dall’ufficio tecnico comunale con perizia a carico del proprietario, che allega idonea documentazione alla dichiarazione. In alternativa il contribuente ha facoltà di presentare dichiarazione sostitutiva ai sensi della legge 4 gennaio 1968, n. 15 rispetto a quanto previsto dal periodo precedente”.

La Corte di Cassazione ha, inoltre, evidenziato che per ottenere l’agevolazione di cui sopra è necessario che “vi sia una dichiarazione di inagibilità o inabitabilità, cui consegua non la non utilizzabilità in astratto, bensì l’inutilizzabilità in concreto“. In sostanza, il fabbricato deve essere inagibile dal punto di vista statico o inabitabile dal punto di vista igienico-sanitario. E tale situazione deve essere accertata dall’ufficio tecnico comunale con perizia presentata dal proprietario.