Il 17 settembre scorso era il termine ultimo per il pagamento della seconda rata Imu. Ovviamente, per i contribuenti che avevano optato per il pagamento in 3 rate. Il contribuente che ha optato per la rateizzazione in 3 rate avrebbe dovuto versare 1/3 dell’imposta il 18 giugno, 1/3 entro 17 settembre e versare il rimanente, a saldo, entro il 17 dicembre (il 16 cade di domenica). Tuttavia, è possibile che siano stati commessi errori oppure omissioni nei versamenti. A questo punto, si può utilizzare l’istituto del ravvedimento per ridurre le sanzioni. Il ravvedimento operoso – lo ricordiamo – è “un istituto giuridico che consente al contribuente di regolarizzare spontaneamente l’omessa effettuazione, alle prescritte scadenze, di adempimenti fiscali e versamenti di tributi, sempreché tali omissioni non siano già state rilevate dagli organi di controllo”.

Tutto ciò avvalendosi di sanzioni ridotte in misura variabile alla tempestività dell’effettuazione. In parole povere, di ravvedimenti ce ne sono tre tipi: brevissimo, breve e lungo. Per la seconda rata IMU, visto che il termine del 17 ottobre (il ravvedimento “breve” è entro 30 giorni dalla scadenza), resta solo la possibilità di accedere a quello “lungo”. La sanzione in questo caso è del 3,75%, più gli interessi del 2,5% su base annua, commisurati al ritardo. Tutto chiaro finora. Tuttavia, c’è un piccolo problema: l’Agenzia delle Entrate, infatti, con risoluzione numero 35 del 12 aprile 2012 ha specificato che non sono stati istituiti codici tributo specifici per pagare la sanzione ridotta e gli interessi. Ma ha spiegato che questi vanno sommati e versati assieme all’imposta. Il fatto che si è adoperato un ravvedimento operoso si evince solo dalla barratura di un’apposita casella della sezione IMU. E il calcolo preciso? Il consiglio – caldeggiato anche da molti commercialisti – è di conservare i conteggi in modo da poter spiegare con dovizia di particolari il calcolo effettuato in caso di richiesta di chiarimenti.