Quali e quante pertinenze si possono considerare tali per l’applicazione dell’aliquota agevolata IMU? Avevamo già scritto delle pertinenze. Ma ora, vediamo per bene la normativa di riferimento.

La risposta alla domanda ci è fornita dalla Circolare n. 3 del 18 maggio del Ministero, che ha chiarito il limite massimo delle 3 pertinenze, iscritte però in catasto con categoria differente.

Prima di vedere quali sono queste categorie ai fini IMU, è importate precisare che la Corte di Cassazione, con la sentenza n.25127 del 30 novembre 2009, ha ricordato che come pertinenze dell’abitazione principale sono da considerare “ai sensi dell’ari. 817 cc., […] le cose destinate in modo durevole a servizio o ad ornamento di un’altra cosa” e quindi, occorre basarsi “sul criterio fattuale e cioè sulla destinazione effettiva e concreta della cosa al servizio od ornamento di un altra, secondo la relativa definizione contenuta nell’ari. 817 cc”.

Per quanto riguarda l’IMU, l’art. 13, comma 2, del D.L. n. 201 del 2011 ha stabilito che pertinenze sono “quelle classificate nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, nella misura massima di un‘unità pertinenziale per ciascuna delle categorie catastali indicate, anche se iscritte in catasto unitamente all’unità ad uso abitativo”.

Quindi: magazzini, cantine, soffitte, stalle, scuderie, rimesse, autorimesse e tettoie.

In seguito, il Ministero, con la già citata e nota Circolare n. 3 ha precisato che: “rientra nel limite massimo delle tre pertinenze anche quella che risulta iscritta in catasto unitamente all’abitazione principale”; “entro il suddetto limite il contribuente ha la facoltà di individuare le pertinenze per le quali applicare il regime agevolato”.

Il contribuente, in sostanza, può considerare come pertinenza di un’unità immobiliare (e quindi dell’abitazione principale e applicare lo 0.4 per mille) fino ad un massimo di tre unità, ma ciascuna con categoria catastale diversa.