L’Agenzia delle Entrate ha chiarito la correzione degli errori contabili derivanti dall’imputazione di costi e ricavi in violazione del principio di competenza, che è inderogabile, perché esige di non rendere il contribuente arbitro dell’imputazione degli elementi reddituali sia positivi che negativi.

Gli errori contabili consistono nella impropria o mancata applicazione di un principio contabile; i medesimi possono verificarsi per errori matematici, interpretazioni errate di fatti, inadeguata raccolta di informazioni e dati per un corretto trattamento contabile.

La correzione di questi errori deve avvenire applicando al conto economico dell’esercizio in cui si individua l’errore un componente che rettifichi la voce patrimoniale dello stesso. La rettifica riguarderà le voci E20 o E21 del conto economico, e cioè l’imputazione della stessa a stato patrimoniale.

Non saranno rettificate invece le correzioni inerenti gli errori commessi nella rilevanza di fatti che non hanno avuto un peso diretto sul conto economico, come ad esempio le rivalutazioni di immobilizzazione, la correzione di scritture contabili operate a seguito di operazioni di varia natura. Le possibili soluzioni per il contribuente saranno attuabili solo se l’anno a cui fa riferimento l’errore sia ancora emendabile mediante dichiarazione “integrativa”.

Qualora l’anno in oggetto di errore non sia più emendabile, il contribuente dovrà “riliquidare” la dichiarazione relativa all’anno in cui è avvenuta l’omessa imputazione e, nell’ordine, tutte le annualità successive fino a quella emendabile per la quale presenterà l’integrativa; si rende necessario infatti “ricostruire” tutte le annualità d’imposta successive a quella per cui è stata presentata dichiarazione di rettifica, sia essa a favore o a sfavore.