firma-busta-paga-prima-dello-stipendioPuò spesso accadere che le aziende attraversino un periodo di crisi e non siano precise per quanto attiene i pagamenti delle retribuzioni ai propri dipendenti. Si tratta come sappiamo di un diritto stabilito anche in sede di costituzione e che lo stesso dipendente può sempre far valere.

Diritto alla retribuzione, quali sono i principali riferimenti normativi?

Il diritto alla retribuzione di un lavoratore è stabilito a livello di legge in importanti riferimenti normativi:

  • Costituzione Italiana e articolo numero 36, che riconosce un diritto alla retribuzione proporzionale a quantità e qualità del lavoro, oltre che essere sufficiente ad assicurare un’esistenza dignitosa per il lavoratore e la famiglia di riferimento.
  • Codice civile e articolo 2094, che stabilisce un diritto del lavoratore a ricevere una retribuzione in cambio di una prestazione del proprio lavoro intellettuale o manuale in azienda.

Il pagamento della retribuzione al lavoratore, è quindi definito in più occasioni come un diritto e il mancato pagamento nei tempi previsti, può dar luogo ad una nuova richiesta di eseguire quanto dovuto per la propria prestazione lavorativa.

Procedure per il riconoscimento del diritto alla retribuzione

Tuttavia, è anche importante che il dipendente presti attenzione ad alcune procedure per evitare che tale diritto non sia riconosciuto:

  • La busta paga, ad esempio, non deve essere firmata per quietanza laddove non sia accompagnata anche dal pagamento della propria retribuzione. In questo caso, infatti, il dipendente accetta di aver ricevuto il pagamento e non potrà avanzare una richiesta nel caso di ritardi dello stesso. Se invece si tratta di una firma sulla busta paga solo per ricevuta, il problema non si presenta e il dipendente potrà far valere i suoi diritti per i ritardi nei pagamenti.
  • Altra importante procedura da considerare, è che nel caso di non pagamenti della propria retribuzione il lavoratore può dimettersi senza un obbligo di preavviso e avanzare anche una richiesta di indennità di disoccupazione all’Inps. Attenzione, tuttavia, ad avviare dimissioni per giusta causa solo se il non pagamento è superiore alle due mensilità.

C’è da considerare, infine, che è presente un termine massimo per la prescrizione del proprio diritto alla retribuzione in un termine di cinque anni e che il lavoratore può avanzare richieste sui pagamenti in ritardo per evitare che scadano i termini anche attraverso azioni di:

  • Invio di una lettera di messa in mora per l’ottenimento dei pagamenti.
  • Intervento della Direzione Territoriale del Lavoro, per un eventuale tentativo di conciliazione e per ottenere il pagamento di quanto dovuto con un accordo.
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