Il decreto del Fare modifica e rinnova anche le modalità del fermo amministrativo dei beni mobili registrati. La normativa prevista dall’art.52 del D.L. 69/2013  determina che non è consentito all’Agente della Riscossione imporre il fermo amministrativo dell’auto se essa è strumento ad attività d’impresa o a lavoro autonomo. La nuova norma introdotta è di certo di grande importanza, per il resto il provvedimento di fermo amministrativo resta invariato.

Il fermo amministrativo è contenuto e disciplinato dall’art. 86, DPR n. 602/73 e dal  regolamento parte del DM. n. 503/98. Le norme citate appongono una misura cautelare di credito erariale per mezzo dell’esercizio di una “restrizione” del bene mobile registrato, di proprietà del debitore. In base all’art. 86 che dichiara: “Decorso inutilmente il termine di cui all’articolo 50, comma 1, il  concessionario può disporre il fermo dei beni mobili del debitore o dei coobbligati iscritti in pubblici registri, dandone notizia alla direzione regionale”.

Gli avvisi di accertamento, con riferimento: ex.art. 29 del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito con L. 30 luglio 2010, n. 122; sono esecutivi passati  60 giorni dalla notifica. Il contribuente- debitore, ha ancora 30 giorni successivi alla scadenza del termine per la presentare ricorso, ma prima che l’avviso stesso passi all’Agente della riscossione, che ha in potere di applicare le citate misure cautelari.

Quando l’iscrizione del provvedimento di fermo, viene convalidata al Pubblico Registro automobilistico, comporta il divieto di circolazione ( inerenti l’ art. 5, comma 2, DM n. 503/98; e l’art ex. art. 214, comma 1, D.Lgs. n. 285/92, c.d.), citando per esteso: “il proprietario, nominato custode, o, in sua assenza, il conducente o altro soggetto obbligato in solido, fa cessare la circolazione e provvede alla collocazione del veicolo in un luogo di cui abbia la disponibilità ovvero lo custodisce, a proprie spese, in un luogo non sottoposto a pubblico passaggio”

E’ bene ricordare che la violazione del citato divieto comporta  in base all’art.86 comma 3 (salvo l’applicazione delle sanzioni penali per la violazione degli obblighi posti in capo al custode), l’applicazione della sanzione disposta dall’art.214 comma 8; che significa in breve, multe da 770  euro, fino a  3.086 euro e la confisca del veicolo.