ritenuta bonifici esteriL’Agenzia delle Entrate ha disposto una ritenuta del 20% su tutti i bonifici che, dall’estero, arrivano sul conto corrente di un privato nel nostro Paese. Si tratta, di conseguenza, dell’ennesima trovata che non si fonda su alcuna disposizione giuridica ma solo sulla scusa della lotta all’evasione fiscale. Stavolta la forzatura risulta ancora più evidente in quanto la disposizione emanata avrebbe dovuto riguardare il monitoraggio fiscale, a detta della stessa Agenzia che, invece, ha pensato bene di effettuare un prelievo assolutamente ingiustificato.

In poche parole, a partire dal primo febbraio scorso, tutti i bonifici che provengono dall’estero sono considerati alla stregua di un reddito di capitale e, di conseguenza, l’intermediario che riceve il bonifico ha l’obbligo di applicare una ritenuta pari al 20%. Ciò si può evitare se il cliente rilascia in maniera preventiva un’autocertificazione in cui si chiarisce che la somma ricevuta ha una natura diversa.

È evidente, quindi, che per l’Agenzia delle Entrate non ha importanza che, almeno in Europa, vi sia la libera circolazione dei capitali, come non importa che gli istituti di credito, ad oggi, già siano obbligati dalla legge a trasmettere ogni singola transazione bancaria, che più di un accordo bilaterale con altri Paesi prevedano un’imposizione inferiore al 20% o, che, infine gli importi detenuti all’estero e le transazioni con l’estero debbano essere obbligatoriamente da indicare all’interno del quadro RW della dichiarazione dei redditi. Senza contare, poi, del fatto che ci sono persone che, lavorando all’estero, spesso mandano i soldi a casa.

Una deroga è prevista solo per i dipendenti statali e per quelli che lavorano all’interno di organizzazioni internazionali, insomma, i soliti privilegiati.

Va da sé che il provvedimento sembra più che mai rivolto alla produzione di nuova carta più che al reale monitoraggio del sistema fiscale e dei suoi ingranaggi. Peraltro, gli istituti di credito non sono, a tutto oggi, perfettamente attrezzate e voglio capire quale tipologia di autocertificazione devono farsi rilasciare, soprattutto con quale cadenza e per quali operazioni. In altre parole, c’è una generale confusione sulla questione.

Che dire, ancora una volta, l’agenzia delle entrate non è estranea a queste pratiche che presentano una natura quantomeno poco chiara. Siamo alle solite, insomma, con i burocrati, scriteriati, che sanno come inventare espedienti tali da immobilizzare il Paese e che, allo stesso tempo, non perdono occasione di annunciare la creazione di un sistema fiscale più equo, più chiaro, più corretto, in breve, più trasparente.