Il mese di Giugno porterà con sé diverse novità. In particolare, saranno oggetto di una più precisa individuazione dei casi nei quali il consumatore non si vedrà riconosciuto il diritto di recesso di un acquisto a patto che sia effettuato a distanza o al di fuori dai locali adibiti al commercio.

Ebbene, tra qualche mese la legge sarà meno vaga e più precisa nel processo voto a rilevare tutte le ipotesi nelle quali il cittadino consumatore non potrà esercitare il diritto di recesso una volta concluso un acquisto a distanza o anche fuori dalle strutture per il commercio.

A tal proposito, quando si ha un acquisto di merci, si rimane fuori dalla possibilità di recedere nel momento in cui i contratti hanno ad oggetto: beni confezionati di natura personale; beni soggetto a deterioramento in breve tempo o che presentino una scadenza troppo ravvicinata; beni sigillati che, per ragioni di natura igienica non possono essere restituiti se aperti dopo la consegna; beni che, sempre dopo la consegna, si presentino per loro natura ormai mescolati ad altri; registrazioni audio o video chiuso con un sigillo e i software, che aperti dopo la consegna, ancora, giornali, periodici e riviste e, infine, contenuti digitali che siano forniti con supporti di natura non materiale. Il divieto, tra l’altro, riguarda anche gli acquisti di beni effettuati durante le aste pubbliche.

Per ciò che concerne, invece, i casi di contratti che abbiano ad oggetto servizi, non si può esercitare il diritto di recesso quando il servizio sia stato interamente prestato; quando l’esecuzione ha inizio con l’accordo da parte del consumatore, accettando peraltro che, con l’esecuzione del contratto, perde il diritto di recesso; quando si è in presenza di contratti in cui il consumatore abbia fatto espressa richiesta di una visita da parte del venditore al fine di effettuare riparazioni urgenti o manutenzioni e, infine, quando si tratta di contratti di fornitura di alloggi ad uso non residenziale o di servizi che ineriscono attività di tempo libero, trasporto di beni, noleggio autovetture o, per finire, servizio di catering.

A rientrare tra i contratti per cui non è previsto il diritto di recesso, poi, vi sono quelli: per i servizi sociali, per l’assistenza sanitaria, all’infanzia e a persone bisognose; per i servizi finanziari; per quelli aventi ad oggetto la costruzione, la trasformazione e la locazione a fini residenziali nonchè il trasferimento degli immobili; per quelli che rientrano nell’ambito di viaggi, vacanze e multiproprietà; per quelli stipulati mediante l’intervento indipendente e imparziale di un pubblico ufficiale o portati a termine con l’uso di strumenti automatizzati; per le forniture di alimenti, bevande o altri beni di consumo familiare e, infine, per i trasporti di passeggeri.

In altre parole, si escludono, in linea generale, i contratti che prevedono a carico del consumatore una somma che non superi i 50 euro.