Professionisti in campo per gestire la crisi di chi non può fallire. Martedì 27 gennaio scorso è stato pubblicato il dm che fissa
i requisiti di iscrizione nel registro degli organismi di composizione della crisi da sovraindebitamento. Gli ordini degli avvocati, dei commercialisti e dei notai sono tra i soggetti che potranno costituire tali enti, i quali saranno inseriti di diritto nell’elenco tenuto dal ministero della giustizia.
Un passaggio che imprime un’accelerata alla diffusione dell’istituto introdotto dalla legge n. 3/2012, nata con l’obiettivo di fornire una vera e propria via di fuga per cittadini, professionisti e piccoli imprenditori non assoggettabili alle procedure concorsuali.
Il debitore può formulare una proposta di accordo con il ceto creditorio volto alla ristrutturazione dei debiti, oppure, se privato cittadino, può proporre un «piano del consumatore» avente la medesima finalità, che può essere omologato anche senza il consenso del creditore.
In entrambi i casi, tuttavia, la redazione e la presentazione della proposta devono avvenire con l’ausilio di uno degli organismi di composizione iscritti nel registro.
«Si tratta di un’attività che mostra importanti prospettive per l’attività professionale», come spiega Felice Ruscetta, consigliere nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili delegato alle procedure concorsuali, «il dm replica in buona parte
i requisiti già previsti nel 2010 per la mediazione civile.
Di certo l’intervento nelle crisi da sovraindebitamento rappresenta un’opportunità per il giovane commercialista che si affaccia alla professione, ma non solo.
Conoscere le tecniche di negoziazione e di risoluzione alternative delle controversie può risultare utile in altri campi della consulenza
anche per i colleghi più navigati».
La novità sugli organismi di composizione riguarda da vicino pure gli avvocati. «Si tratta di un nuovo compito affidato agli ordini forensi, per la garanzia della professionalità e della competenza che offrono», fanno sapere dal Consiglio nazionale forense, «è anche una funzione che richiederà nuove scelte organizzative, comunque onerose per gli ordini, sostenute con lo spirito di «servizio» dell’avvocatura.
Gli avvocati offriranno senz’altro qualificazione specifica nell’ambito della funzione di consulenza, come soggetti gestori della
crisi, nel ricercare accordi di ristrutturazione solidi ed equilibrati».
Alla disciplina del sovraindebitamento guardano con interesse pure i notai, che fin dall’emanazione della disciplina nel 2012 hanno sviluppato iniziative dedicate. L’esperienza più significativa è finora quella dell’associazione sindacale dei notai della Lombardia,
che ha promosso un convegno itinerante a Como, Brescia, Milano, Cremona, Bergamo e Varese per approfondire e far conoscere
la materia. A ogni tappa si sono confrontati magistrati dei tribunali locali, avvocati, commercialisti e notai. Altri convegni e seminari si sono tenuti in tutta Italia.
Ora che è stato pubblicato il decreto che definisce le modalità di iscrizione nel registro degli organi autorizzati a gestire le crisi da
sovraindebitamento, spiegano dal Consiglio nazionale del notariato, la categoria sta valutando i prossimi passi da compiere.
«Riteniamo che il commercialista abbia anche una funzione sociale», conclude Ruscetta, «la composizione delle crisi di chi è troppo indebitato è una delle occasioni in cui questa funzione può essere esercitata, perché si aiutano persone in difficoltà e rimettersi in carreggiata.
D’altra parte in questi anni è successo lo stesso con le imprese.
A causa della crisi i professionisti hanno visto una vera e propria escalation delle attività relative a concordati preventivi, piani di
risanamento e accordo di ristrutturazione dei debiti.
Ora che il quadro regolamentare è completo credo che, visto il perdurare della congiuntura negativa, si registrerà un trend crescente
anche tra le persone fisiche».
Il Cndcec, unitamente alla Fondazione nazionale dei commercialisti, è già al lavoro per fornire ai propri iscritti istruzioni e linee
guida sulla gestione concreta dei casi di sovraindebitamento, come già avvenuto per la mediazione civile.
Una materia, quest’ultima, sulla quale la categoria ha formato oltre 8 mila professionisti e creato un network di 70 organsmi di conciliazione.