partita-iva-costi-fissiPrima di aprire la partita iva ed avventurasi, soprattutto di questi tempi, nel mondo del lavoro autonomo, è opportuno conoscere quali sono i costi, non solo quelli di apertura, ma anche quelli di gestione, fissi e variabili, che l’apertura della partita iva comporta. Proviamo ad analizzarli insieme.

L’apertura della partita iva non comporta grossi costi se non quelli inerenti le pratiche burocratiche. Si pensi all’iscrizione al registro imprese o ai diritti di istruttoria Suap, che possiamo stimare tra 150-250 euro, comprendendo tra questi anche quelli del commercialista che predisporrà per voi tutte le pratiche amministrative e fiscali.
Ci sono però tutta una serie di costi, tra quelli di apertura, legati al tipo di attività. Facciamo un esempio per capire. Un conto è aprire un ristorante o un bar, il cui avvio richiede sicuramente costi (arredamento, fitto locali, ristrutturazione) maggiori rispetto ad un freelance che inizia l’attività da casa utilizzando una stanza della propria abitazione.
Poi ci sono i costi di gestione. Si pensi alle utenze (telefono, energia elettrica), fitto locali, tasse comunali (rifiuti, servizio idrico), commercialista.
Se per svolgere la vostra attività vi servirà assumere qualche dipendente, vi consiglio di consultare un buon consulente del lavoro che possa consigliarvi la forma contrattuale che più possa farvi risparmiare. La tassazione sul lavoro è molto alta e varia in base alla tipologia del contratto, durata, se il contratto è part-time o full-time.
Poi ci sono i contributi inps del titolare, quasi 300 euro al mese da pagare.
Le imposte sul reddito invece variano in base agli utili che la vostra attività sarà capace di generare.

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