controlli fiscali Alla partenza i controlli fiscali inerenti al  “redditometro“,  il temutissimo mezzo con cui il Fisco scandaglia a fondo gli averi degli italiani. I controlli vengono attuati in due tempi  per ogni contribuente. Il primo tempo consiste nel primo invito  a comparire presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate, per chiarire le eventuali incongruenze,  tra le spese emergenti dalle banche,  dati dell’Anagrafe tributaria e il reddito dichiarato.

Se il contribuente non ha argomentazioni valide e chiarimenti esaurienti, o in tutti i casi sono contestati dal funzionario, viene emessa notifica di contraddittorio per una soluzione stragiudiziale della controversia. Nella fase due, sempre che sia stata superata la discussione tra le parti, ha il via il vero e proprio accertamento, impugnabile in Commissione tributaria.

L’accertamento è un momento critico in cui il contribuente ha dei diritti ma anche l’obbligo di osservanza delle leggi; è di esempio l’art. 32 co. 4 del DPR 600/73, che dichiara durante il processo e l’accertamento, l’inutilizzabilità dei dati, dei documenti non esibiti nella prima fase di confronto tra le parti.

Regola fondamentale è affidarsi sempre a un consulente, il diritto tributario è un terreno aspro dove è indispensabile il supporto di un commercialista, avvocato, tributarista.

Il tempo minimo per il contribuente a comparire e a fornire una documentazione valida è quindici giorni, ma è possibile chiedere delle proroghe per motivi validi; è bene sapere che ignorare l’avviso di comparizione può costare oltre 2mila euro di multa, inoltre il comportamento ostruzionistico è previsto e sanzionato con multe amministrative che vanno da 258 a 2.065 euro. Altra buona regola è quella di non presentare mai documenti alterati o falsificati perchè si rischia il carcere.