Contributi Inps ridotti per i contribuenti che aderiscono al regime forfetario. Questa categoria di contribuenti hanno infatti la possibilità di optare, mediante apposita comunicazione da inviare all’Inps entro fine mese, di versare i contributi previdenziali in percentuale al reddito dichiarato. L’alternativa è il pagamento dei contributi fissi.

Ma quali sono i riflessi derivanti da tale scelta a livello pensionistico?
Le future pensioni calcolate con il sistema misto, avranno un’incidenza maggiore della quota contributiva (rispetto a quelle retributive) per effetto della trasformazione del montante contributivo in rendita pensionistica tramite l’applicazione dei coefficienti di trasformazione legati all’età del lavoratore al momento del pensionamento e che risente inevitabilmente dei versamenti effettuati durante l’intera vita lavorativa dell’assicurato.
A ciò deve aggiungersi che il pagamento di contributi inferiori rispetto a quelli calcolati sul reddito minimale determinerà inevitabilmente una contrazione dei mesi accreditati con un prolungamento degli anni necessari a raggiungere il diritto per poter accedere alla pensione.
Ne deriva che l’accesso al pensionamento rischia di avvenire solo per vecchiaia (dal 2021 l’età anagrafica non potrà essere inferiore a 67 anni, prescindendo dagli adeguamenti legati alla speranza di vita), considerato che le elevate anzianità contributive richieste tempo per tempo per il pensionamento anticipato rischiano di risultare successive alla data prevista per il pensionamento di vecchiaia proprio a causa del riproporziona mento dei mesi accreditati.
Un esempio aiuta a capire meglio il passaggio.
Un artigiano, che versa la contribuzione minima, è chiamato a pagare la somma di 3.529,06 euro. Se un artigiano nei minimi decidesse di pagare sul reddito denunciato all’agenzia delle Entrate una contribuzione pari a 1.768,25 euro si vedrebbe accreditare solo sei mesi a fronte di un’attività lavorativa durata un anno. E’ evidente che la minor contribuzione pagata oggi si ripercuoterà negativamente sulle prestazioni future.
Le agevolazioni incontrano dei limiti. I soggetti titolari di trattamento pensionistico presso le gestioni Inps e con più di 65 anni non potranno fruire contestualmente della riduzione contributiva del 50% prevista dalla normativa vigente. Pertanto un’agevolazione (quella dei minimi) è alternativa con la riduzione percentuale.
Inoltre è esclusa, per i collaboratori familiari di età inferiore a 21 anni che prestano attività nell’ambito di imprese che aderiscono al regime agevolato, l’applicazione della riduzione contributiva di tre punti percentuali. Attualmente tali lavoratori versano il 19,65% in luogo dell’aliquota ordinaria del 22,65 per cento.

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