Smartphone in disuso, sci abbandonati in cantina, mobili che ingombrano la camera. La vendita online di oggetti, usati o freschi di fabbrica, è una della soluzioni più agevoli per riservarsi un “fondo” di entrate durante gli studi o a integrazione dei primi stipendi. Il problema è capire dove, visto l’exploit di piattaforme consumer-to-consumer (C2C) che affollano il web: Amazon e eBay, per citarne due, seguiti da una schiera di portali minori per l’intermediazione di domanda e offerta tra privati.

Come vendere online?

come-vendere-onlineSecondo Chiara Bonifazi, Pr Manager di Kijiji.it, la prima strategia dovrebbe essere restringere il campo: niente annunci globali, ma bersaglio fissato sugli utenti che risiedono in località facilmente raggiungibili. Non si rischia di perdere visibilità, però? «Semmai di guadagnarne, visto che il target è più definito» dice Bonifazi. Senza contare la vera incognita da considerare: la logistica. «Se qualcuno è poco pratico non è sempre il caso di cimentarsi con spedizioni, imballaggi e servizi che vanno ben oltre quello che ci si immagina come un normale acquisto online. Meglio privilegiare i rapporti di persona, almeno agli inizi» dice Bonifazi.

Quanto al prodotto, non ci sono discriminanti “merceologiche” sugli articoli che possono attrarre più acquirenti. Di certo, però, alcuni settori si prestano meglio a seconda del target generazionale: «Tra i giovanissimi si parla soprattutto di vendere oggetti per l’elettronica di consumo come smartphone, tablet e altri dispositivi. Ma non mancano attrezzi sportivi e magari abbigliamento, da un pubblico a volte più femminile» dice Bonifazi. Già più decisivo il biglietto da visita che si offre del prodotto.

Cioè l’annuncio online: più è esaustivo, più allontanerà i dubbi su serietà del rivenditore e qualità dell’articolo in vendita. «L’abc? Scattare foto nitide e realistiche, fare una descrizione di almeno 12 parole in italiano compiuto (niente abbreviazioni) e, nel rispetto della propria sicurezza, fornire tutti i dati che possono semplificare i contatti con il cliente».
L’ultimo capitolo è rappresentato da prezzi e modalità di pagamento. I primi possono essere determinati dal confronto con gli altri articoli sui carrelli digitali, magari con l’aiuto di strumenti appositi come i “calcolatori” forniti da alcune piattaforme. Il secondo deve essere effettuato solo su canali che garantiscono una tracciabilità completa: «Se il pagamento è a distanza, meglio ricorrere a strumenti protetti come PayPal. Ci sono persone che si ostinano a diffondere il proprio numero di carta di debito o a chiedere “ricariche”, pratica che non conviene né a chi vende né, tanto meno, a chi acquista».