google taxIl commercio online sta conoscendo delle novità assai importanti. Esse sono state rilevate in sede di Commissione Bilancio della Camera, in seguito all’esame del disegno di legge sulla stabilità.

Più esattamente, ha fatto la sua comparsa una proposta di modifica in base alla quale chiunque esegua transazioni a scopo di vendita in Italia e, quindi, mediante canali di rete disposti dall’Italia, deve essere provvisto di una partita Iva italiana, per attestare una stabile organizzazione nel territorio.

In tal modo, vi sarebbe la possibilità che i rapporti tra le principali multinazionali presenti in rete e il web del nostro paese, subiscano delle modifiche. Esse, infatti, sarebbero obbligate a rispettare i limiti fiscali vigenti in Italia. Tutto ciò è meglio conosciuto con il termine di Google Tax.

È chiaro, dunque, che questo emendamento nasce con lo scopo di limitare questi imprenditori della rete che, molto spesso, non osservano gli obblighi nazionali. Per di più, l’intervento agevolerebbe anche la Polizia tributaria la quale incontra non pochi ostacoli nel processo volto a dimostrare la stabile organizzazione in Italia delle aziende che vi eseguono le loro trasferimenti, sebbene dichiarino la loro sede in nazioni diverse. In poche parole questa semplice, per così dire, modifica potrebbe comportare l’obbligo per i venditori online a dotarsi di p.iva italiana.

Di conseguenza, tale proposta di modifica, se si effettuano vendite online e, dunque, si svolge la propria attività in Italia, vuol dire che si è muniti di una stabile organizzazione, e che non sarà possibile valutare espedienti che hanno la presunzione di dimostrare di diverso.
A tal proposito, per evitare qualsiasi incomprensione tra l’Amministrazione Finanziaria e i contribuenti in merito al concetto di stabile organizzazione, da poco è stata divulgata una nuova definizione assai più esauriente relativa a quest’ultima.

Ebbene stando a questa definizione, tutta nuova, la stabile organizzazione non è altro che l’utilizzo ordinario della rete nazionale, fissa, mobile o anche satellitare, per inviare dati da computer, che si trovano anche fuori il territorio italiano, a indirizzi IP, in modo tale da prestare servizi online.

Insieme ad essi vanno menzionati anche quelli che si sostanziano in azioni volte ad attribuire una maggiore visibilità in rete internet quali, ad esempio, banner o anche pop up ben visibili scorrendo le varie pagine web, indicizzazioni e visualizzazioni di link oggetto di sponsorizzazioni all’interno dei motori di ricerca, pubblicità inviate tramite email, visualizzate all’interno dei social o mediante app presenti sugli smartphone.

È chiaro, dunque, come questa nuova definizione non lasci spazio a fraintendimenti o anche ad interpretazioni erronee.