Vorrei aprire un centro elaborazione dati (ced). Con il solo diploma di ragioniere posso farlo? La contabilità e tutti i vari adempimenti (invio dichiarazioni dei redditi, spesometro, mod. 770 ecc) potrei farli io oppure devo collaborare con un commercialista?

I requisiti per aprire un centro elaborazione dati contabili

centro elaborazione datiIn risposta alla domanda del nostro utente vediamo oggi quali sono gli adempimenti per aprire un centro elaborazione dati, i requisiti richiesti e le attività che possono essere svolte, con attenzione a quelle che non possono essere svolte in autonomia ma è necessario collaborare con un commercialista o consulente del lavoro. Poi vediamo in dettaglio quali sono.
Cosa fa un centro elaborazione dati?

Un ced offre un servizio di caricamento dati, in particolare dati contabili e fiscali utili alla predisposizione delle dichiarazioni fiscali. Non sono richiesti specifici requisiti per avviare l’attività.

Per aprire un CED occorre:
1) aprire una partita IVA e richiedere l’iscrizione alla Camera di Commercio. I costi di iscrizione ammontano a circa 100 euro. Puoi aprire una semplice ditta individuale per contenere i costi di avvio. Non occorre presentare la SCIA in Comune, anche se è sempre buona cosa informarsi al Suap;
2) il codice attività è 63.11.11: Elaborazione elettronica dei dati contabili
Di solito chi apre un centro elaborazione dati è un giovane ancora non in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione di dottore commercialista.
Avviando un centro elaborazione dati è possibile anche richiedere l’abilitazione Entratel. Per la procedura visita questa pagina: Richiesta abilitazione Entratel

Quali sono i limiti all’attività svolta dai CED

Ci sono dei limiti all’attività svolta dai centro elaborazione dati. In alcuni casi infatti è obbligatorio possedere abilitazioni professionali che implicano per il responsabile del CED di rivolgersi a professionisti abilitati. E’ ciò che viene richiesto per esempio in materia di consulenza del lavoro.

In questi casi si fa riferimento alla legge n. 12/1979, alle note n. 7195/2007 e n. 7857/2010 e alle circolari n. 13649/2007 e n. 17/2013 del Ministero del Lavoro, con l’intento di scongiurare casi di esercizio abusivo della professione.
Il Ministero del Lavoro ha infatti più volte ribadito i centri di elaborazione dati devono circoscrivere la loro attività a quella di mera imputazione di dati e in nessun caso, come stabilito dalla sentenza n. 103/2015 del Consiglio di Stato svolgere attività quali per esempio l’adeguamento delle buste paga, lo svolgimento degli adempimenti presso gli uffici, tanto meno attività di consulenza.

Infine, per quanto riguarda gli obblighi in materia di privacy e antiriciclaggio anche i ced devono rispettare la normativa, provvedendo sia alla raccolta dei dati e il consenso al trattamento, sia all’identificazione della clientela ai fini dell’antiriciclaggio.