busta-paga-come-leggerlaMolti di voi concorderanno nel ritenere la busta paga di non sempre facile lettura. Iniziamo, allora, col dire che essa può essere divisa, per facilitare le cose, in tre parti ideali. La prima comprende i dati del lavoratore: nome, cognome, codice fiscale e via in questa direzione.

Dopo, è possibile rilevare la prima voce, chiamata anche lordo mensile, data dal valore del compenso di ciascuna ora stabilito sulla base del contratto nazionale per una determinata tipologia di lavoro e per la quantità di ore di lavoro accumulate nel mese. Sarà, poi, addizionando le buste paga di tutto l’anno che si darà origine alla certificazione unica del dipendente, conosciuto anche come  CU.

In seguito, tale valore sarà aumentato da straordinari e rimborsi, ovviamente, sempre se esistenti. Tra le altre cose, sarà possibile visualizzare il valore dei buoni pasto in ossequio al principio secondo cui tutti i benefici monetari non vanno tassati in busta paga ma passare per una delle voci elencate in questa voce.

Ad ogni modo addizionando le predette voci, ad esclusione di quelle che possono essere le addizionali di natura regionale e comunale che, invece, saranno presenti nel riepilogo, si avrà la dimensione dell’imponibile del proprio TFR.

Attualmente, quasi tutte le buste paga presentano una colonna nella quale compaiono la retribuzione e le voci finora prese in esame, mentre, su quella immediatamente vicina, vi sono le voci che sono oggetto di trattenute irpef in busta paga.

Ma, nella busta paga, è possibile trovare informazioni che non sono necessariamente obbligatorie per legge, dipendendo dai programmi di gestione delle buste paga impiegati dal proprio datore di lavoro o anche dal proprio consulente del lavoro.

Potete, inoltre, trovare le trattenute effettuate a scopo previdenziale e assistenziale come somme per contributi IVS, a carico del dipendente dal momento che parte di quest’ultimo spetta al dipendente e parte al lavoratore, appunto.

In conclusione, è possibile rinvenire le detrazioni Irpef di fine mese come anche le ritenute Irpef finali applicate giungendo a ricavare ad un imponibile INPS o imponibile previdenziale.

In estate, precisamente a luglio, si potrà essere oggetto di saldo Irpef in busta paga, nel momento in cui il proprio datore di lavoro abbia effettuato un calcolo sbagliato del prelievo fiscale in busta paga, e che potrebbe sostanziarsi tanto in forma di credito quanto di debito.

L’ultimissima cosa da sapere è che la somma delle buste paga dell’anno si dovrà esplicitare all’interno della Certificazione Unica del Dipendente, altrimenti detta CU, rilasciata con scadenza annuale al dipendente così da permettere a quest’ultimo di compilare il 730 come anche il modello ISEE.

Per un analisi più approfondita delle singole voci vi rimandiamo ad un nostro precedente articolo: Capire la busta paga

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