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Pensione sociale: guida per presentare la domanda,importo, requisiti necessari

Pensione sociale e assegno sociale: la nuova normativa
La pensione sociale è una prestazione assistenziale prevista dall’ordinamento italiano per far fronte a situazioni di insuficienza economica dei cittadini residenti nel Paese. Si è discusso a lungo sulla sua efficacia e sulla sua effettiva forza e sono state numerose le modifiche che sono state apportate nel corso degli agli anni a questro strumento sociale. Una di queste ha di fatto abolito la pensione sociale così come era comunemente conosciuta, trasformandola di fatto in un assegno sociale.

La differenza sostanziale tra le due forme di assistenzialismo sta nei modi di erogazione, perché se la pensione sociale era riconosciuta indistintamente e automaticamente a tutti i cittadini e residenti nel territorio italiano, che al raggiungimento del 65esimo anno di età versavano in condizioni economiche sfavorevoli, senza avere particolari requisiti, per ottenere l’assegno sociale è necessario inoltrare la domanda e dimostrare di avere i requisiti richiesti per poterne godere. La pensione sociale, così come è stata conosciuta, è stata abolita il 1 gennaio 1996, sostituita dall’assegno sociale.

Le caratteristiche dell’assegno sociale

pensione socialeL’assegno sociale non è una misura previdenziale definitiva ma ha un carattere provvisorio. In questo modo gli enti competenti si riservano il diritto di sospendere l’erogazione nel caso in cui le condizioni economiche del soggetto dovessero migliorare nell’arco dei 12 mesi successivi all’inoltro e all’accettazione della domanda. L’assegno sociale non è reversibile e nel caso in cui il soggetto beneficiario dovesse trasferire la sua residenza all’estero, gli verrebbe di fatto sospesa l’erogazione perché questa non è una misura assistenziale trasferibile. L’assegno viene sospeso anche nel caso in cui il soggetto non trasferisca la residenza ma effettui un soggiorno all’estero di durata superiore a 30 giorni. Se la sospensione ha una durata superiore a un anno, l’erogazione dell’assegno viene di fatto revocata. Le trattenute Irpef non previste per l’assegno sociale.

Come inoltrare la domanda per la richiesta dell’assegno sociale

La domanda per richiedere l’erogazione dell’assegno sociale dev’essere inoltrata esclusivamente per via telematica. Ovviamente, non tutti coloro che vogliono fare domanda possono avere accesso alla linea internet o a un computer, pertanto esistono diversi canali a cui è possibile rivolgersi per inoltrare la domanda:
– Il soggetto che è già in possesso del codice PIN identificativo rilasciato dall’INPS può effettuare l’invio della domanda direttamente dal sito internet www.inps.it. Alla voce servizi al cittadino, infatti, c’è una sezione specifica, chiamata Domanda di Prestazione Pensionistica, da cui si entra in una interfaccia molto semplice da cui, seguendo le indicazioni fornite, si può inoltrare in pochi click la domanda di accettazione dell’assegno sociale.

– Il soggetto che non ha a disposizione una rete internet può anche utilizzare il contatto telefonico dell’INPS, chiamando il numero 803164, gratuito da rete fissa, da cui è possibile parlare con l’operatore per ottenere l’invio della domanda. Ovviamente, questa è una procedura più lunga perché l’operatore deve verificare i dati anagrafici del chiamante, effettuare alcune domande per il riconoscimento e avviare la pratica, ma è un sistema semplice per farsi aiutare senza dover uscire di casa.
– In alternativa a tutto questo, chi volesse fare domanda per accedere all’assegno sociale, può anche recarsi presso un qualsiasi patronato del territorio o uno sportello di intermediazione dell’INPS.

In questo caso, la domanda viene inviata per via telematica sfruttando il portale diretto dell’INPS e anche il soggetto che non dovesse essere in possesso del codice PIN identificativo può farne richiesta direttamente oppure può agire seguendo le istruzioni del consulente di riferimento.
Non esistono altri canali per l’inoltro della domanda di richiesta dell’assegno sociale, qualsiasi altra modalità viene di fatto scartata dal sistema. Non è possibile recarsi presso gli uffici dell’ente previdenziale per richiedere l’accettazione della domanda, gli operatori non sono autorizzati a effettuare questo lavoro.

A quanto ammonta l’assegno sociale?

L’assegno sociale viene erogato nella misura massima di 443,07 euro per dodici mensilità più la tredicesima. Tuttavia, il calcolo dell’assegno sociale viene effettuato su base reddituale, ossia tenendo presente la dichiarazione dei redditi presentata dalla richiedente all’atto dell’invio della domanda. Al netto delle eccezioni e dei redditi che vengono assoggettati al calcolo, l’INPS determina la misura in cui il soggetto ha diritto a godere dell’assegno sociale.

Hanno diritto a ottenere l’assegno nella sua misura massima:
– i soggetti non coniugati che non hanno nessun reddito;
– i soggetti coniugati che hanno un reddito cumulativo familiare annuo inferiore a quello dell’assegno sociale.
Hanno diritto a ottenere l’assegno in misura ridotta, calcolato su base reddituale:
– i soggetti non coniugati il cui reddito è inferiore a quello previsto nella sua misura massima;
– i soggetti coniugati il cui reddito familiare annuo è incluso tra quello dell’assegno di mantenimento e il doppio dello stesso.
Il calcolo del reddito può essere semplicemente effettuato presso un qualsiasi patronato della città.

Quali sono i requisiti per ottenere l’assegno sociale?

La domanda per l’erogazione dell’assegno sociale può essere accettata esclusivamente se sussistono tutti i requisiti previsti dalla legge, e cioè:
– avere almeno 65 anni e 7 mesi;
– trovarsi in un oggettivo e dimostrabile stato di fabbisogno economico;
– essere in possesso della cittadinanza italiana. I cittadini stranieri che ne fanno richiesta devono essere iscritti regolarmente presso gli uffici dell’anagrafe dell’ufficio di residenza. I cittadini extracomunitari devono essere in possesso di un regolare permesso di soggiorno CE per soggiorni prolungati. In ogni caso, tutti i richiedenti devono dimostrare di avere la residenza nel Paese in maniera effettiva e continuativa da almeno 10 anni.

Questi sono i requisiti di base per accedere alla domanda ma ci sono anche i requisiti reddituali, fondamentali per la decisione di accettazione o meno. Entrando nelle specifico:
– i soggetti non coniugati hanno diritto all’assegno sociale solo se il reddito annuo (per il 2016) è inferiore a 5.824,91 euro;
– i soggetti coniugati hanno diritto all’assegno sociale solo se il reddito complessivo familiare annuo (per il 2016) è inferiore a 11.649,82 euro.

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Finanziamenti a fondo perduto – Guida e consigli per aprire l’attività

Come ottenere finanziamenti a fondo perduto per avviare un’attività. Tutto quello che devi sapere. Se hai bisogno di una consulenza più approfondita contattami, cercheremo per te un bando che possa soddisfare le tue esigenze.

Per chi intenfinanziamenti a fondo perdutode avviare una nuova attività commerciale o, semplicemente apportare migliorie a un’attività già avviata, i finanziamenti a fondo perduto sono una soluzione da tenere in debita considerazione. Una particolare forma di finanziamento che rientra nella categoria dei prestiti personali utilizzata per favorire l’avviamento di una nuova attività, l’acquisto di beni materiali, impianti o anche per corsi di aggiornamento, come quelli incentrati sulla sicurezza sul lavoro e i corsi formativi sulla progettazione e il marketing.

Non tutti i finanziamenti a fondo perduto presentano però identiche modalità di erogazione, esistono infatti finanziamenti totalmente a fondo perduto e finanziamenti a fondo perduto per il 50%. Coloro che riescono ad ottenere il finanziamento a fondo perduto per il 100% non devono rimborsare alcuna quota capitale, mentre nel caso di finanziamento a fondo perduto per il 50% va restituito l’altro 50% del capitale, erogato con tasso di interesse agevolato e rate personalizzabili.

Una categoria di finanziamento da catalogare tra gli investimenti che enti pubblici e società finanziarie pubbliche promuovono al fine di favorire l’economia attraverso attività imprenditoriali avviate da soggetti che altrimenti molto difficilmente avrebbero accesso al credito come, ad esempio, i disoccupati, gli inoccupati e i giovani imprenditori. Ma le naturali finalità dei finanziamenti a fondo perduto sono anche altre: il consolidamento di attività già avviate e con il serio rischio di fallire. Si pensi alle imprese che operano nelle aree depresse e in affanno perché alle prese con la pesante crisi finanziaria. Con i finanziamenti a fondo perduto è prevista l’erogazione di contributi in conto capitale da non restituire a scadenze predeterminate e che non costituiscono base di calcolo per gli interessi. Pertanto costituiscono delle concessioni di capitale di cui la gran parte non va restituita all’ente erogante, la ragione per la quale rappresentano una forma di investimento ottima.

Chi può richiedere i finanziamenti a fondo perduto

Come già rimarcato nella prima parte della guida, i finanziamenti a fondo perduto sono una forma di investimento particolarmente indicata per tutti coloro che hanno intenzione di avviare un’attività nuova o apportare delle migliorie a quella esistente ma che non sono in possesso dei requisiti utili per accedere ad altre forme di prestito. I principali destinatari di tale formula di finanziamento sono: i disoccupati, gli inoccupati, i giovani imprenditori e le start up. Una categoria molto interessata alla materia dei finanziamenti a fondo perduto è quella dei giovani imprenditori, negli ultimi anni sono stati tanti difatti i bandi promossi per gli under 35 promossi dall’Unione Europea e che hanno costituito uno straordinario punto di partenza per le ambizioni dei nuovi imprenditori.

Capitali e bandi dei finanziamenti a fondo perduto

Con i finanziamenti a fondo perduto sono previsti erogazioni di capitali variabili secondo l’attività commerciale o l’investimento da effettuare nella ricerca o nella formazione. Capitali erogati da enti pubblici, i quali stabiliscono preventivamente le somme massime erogabili con importi diversi secondo i bandi pubblicati. Diversi di questi bandi con finanziamenti a fondo perduto derivano da fondi europei, altri direttamente emessi dallo Stato italiano tramite l’Invitalia (Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa) o dalle regioni. Sono diffusi soprattutto i bandi destinati alle aree depresse con alti tassi di disoccupazione, finanziamenti a fondo perduto per incentivare l’economia e l’occupazione. Per partecipare ai bandi e accedere al credito è indispensabile conoscere approfonditamente l’iter da seguire, i requisiti necessari e la documentazione da presentare. La compilazione e l’inoltro delle domande relative a questi bandi infatti spesso richiedono tempo e molta attenzione.

Sono diverse le formule di finanziamento a fondo perduto, distinte per settore di spesa: bandi regionali, per aree depresse, sempre aperti e con scadenza, per avvio di attività commerciali, per l’imprenditoria femminile, etc. Per informarsi sui bandi disponibili il web è un ottimo strumento per consultare i siti degli enti pubblici, in alternativa ci si può rivolgere a professionisti di settore (progettisti e commercialisti) di solito molto bene informati sull’argomento. Una buona regola è restare aggiornati e monitorare continuamente i siti istituzionali per non perdere qualche ottima possibilità. Per informazioni per accedere ai finanziamenti europei è sufficiente consultare con una certa regolarità i siti delle regioni e il sito web dell’Unione Europea.

Requisiti necessari per accedere ai finanziamenti a fondo perduto

Per ottenere il finanziamento a fondo perduto servono competenze specifiche e un valido progetto, condizioni necessarie per soddisfare gli obiettivi del bando a cui si intende partecipare: occorrono soprattutto competenze legate all’obbiettivo da raggiungere, forma societaria, appartenenza territoriale alle aree indicate nel bando e essere in grado di presentare un valido piano di marketing. Per accedere al finanziamento a fondo perduto per favorire lo sviluppo della propria attività commerciale la presentazione di un Business Plan di qualità è quindi un elemento essenziale, occorre un progetto imprenditoriale con una valida ed efficace pianificazione.

Senza un Business Plan di valore e studiato nei minimi particolari difficilmente si accederà al credito. Serve cioè organizzare, secondo un Business Plan, una valida idea per avviare l’attività imprenditoriale prescelta, un progetto che indichi le operazioni per migliorare l’attività già in corso o l’idea di acquisire importanti certificazioni. All’interno del Business Plan devono essere indicate le informazioni economico-sociale del territorio individuato per avviare la proposta e le strategie commerciali per una ottimale pianificazione imprenditoriale. Il progetto realizzato deve poi essere allegato a tutta la modulistica e la documentazione richieste dal bando e spedito, generalmente attraverso una raccomandata A/R con ricevuta di ritorno, all’ente pubblico incaricato alla valutazione della fattibilità progettuale.

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Ditta individuale o srls? Guida alla scelta

Devi avviare un’attività e sei indeciso se aprire una ditta individuale o srls? Questa è sicuramente una scelta molto delicata; da ciò dipende qual è il regime fiscale e di conseguenza la tassazione sugli utili. L’obiettivo di questo articolo è quello di aiutarti nella scelta migliore e più adatta alle tue esigenze. Se dopo aver letto l’articolo hai qualche dubbio o hai bisogno di una consulenza più approfondita contattami pure per un primo consulto gratuito.

Ditta individuale o srls: vantaggi e svantaggi

ditta individuale o srlsLa ditta individuale è senza alcun dubbio la forma più semplice e meno onerosa; infatti per costituire una ditta individuale non occorre il notaio. Possiamo quindi già individuare un primo risparmio rispetto alla costituzione di una srls, la cui nascita non può fare a meno della figura del notaio. Aspetto non da sottovalutare questo per tutte quelle piccole attività che hanno l’esigenza di risparmiare sui costi di avvio dell’attività, soprattutto in tempi di crisi.

I costi per aprire una ditta individuale si aggirano intorno alle 100 euro tra bolli e diritti di segreteria da versare alla Camera di Commercio per l’iscrizione, mentre per costituire una srls possiamo quantificare i costi di costituzione in circa 500-600 euro tra bolli e diritti. Anche dal punto di vista della tempistica la costituzione di una ditta individuale è semplice e rapida. Stesso discorso quando si deve chiudere l’attività: basta comunicare la cessazione della partita iva all’Agenzia delle Entrate, Camera di Commercio e Inps.

Se spostiamo la nostra analisi sugli adempimenti fiscali anche su questo aspetto si fa preferire la ditta individuale; gli adempimenti fiscali sono senza dubbio molto contenuti rispetto ad una srls che richiede la tenuta della contabilità ordinaria e tutta una serie di adempimenti che non fanno altro che aumentare i costi di tenuta contabile.
Fatta questa dovuta premessa non è sicuramente in base a ciò che vi ho appena descritto che si deve scegliere se costituire una ditta individuale o una srls, ma a mio avviso si deve prendere in considerazione due elementi: responsabilità e tassazione sugli utili.

Per quanto riguarda il primo aspetto uno dei svantaggi della ditta individuale è la responsabilità illimitata del titolare verso i creditori. In caso di debiti infatti il titolare risponde anche con il proprio patrimonio personale. Quindi in caso di attività con un elevato volume d’affari capite bene che i rischi aumentano e non di poco; in questi casi la costituzione di una società srls può farsi preferisce proprio per limitare i rischi al capitale sottoscritto nella società e mettersi al riparo da brutte sorprese; inoltre il rischio di impresa viene diviso con gli altri soci, sempre che non decidi di aprire una srls unipersonale.

Confronto tassazione tra Srls e ditta individuale

L’aspetto della tassazione è sicuramente fondamentale nella scelta finale tra ditta individuale o srls. In caso di utili alti si fa preferire la srls, poiché l’aliquota sugli utili è fissa (IRES 27,50%) e non aumenta proporzionalmente all’aumentare del reddito.
Schematizzando abbiamo la seguente situazione.

Tassazione ditta individuale:
• Irpef: per maggiori approfondimenti vedi aliquote irpef
• Irap: l’aliquota base 3,9%;
• Contributi Inps € 3.600 euro annui;
• Inail: varia in base all’attività svolta
Possiamo quindi affermare che, per redditi medio-alti, risulta poco conveniente costituire la ditta individuale la cui tassazione, in questo caso, potrebbe facilmente raggiungere il 50% del reddito imponibile.

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