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Diritto di abitazione casa pignorata. Come funziona?

Una casistica spesso ricorrente sugli immobili, è sulla presenza di un pignoramento sullo stesso e della possibilità da parte del proprietario (e debitore di una somma per il quale è scattato il pignoramento) di poter o meno abitarvi gratuitamente. Se da un lato, infatti, vi sono riferimenti ben precisi del codice civile che stabiliscono l’obbligo del pagamento di una somma da parte del debitore sull’immobile oggetto del pignoramento, da un altro lato vi sono anche delle recenti sentenze che stabiliscono diversamente.

Diritto di abitazione casa pignorata

In tema di pignoramento di undiritto di abitazione casa pignorata immobile, possiamo considerare in prima battuta il contenuto dell’articolo 2912 del codice civile, che definisce tale fase come primo avvio del procedimento di esecuzione forzata con un’azione di pignoramento che comprende accessori, pertinenze e frutti della cosa pignorata.

Secondo questo primo riferimento di legge, il pignoramento è esteso anche ad un bene come l’immobile e può prevedere la possibilità per il debitore di poter esercitare il diritto di abitazione  con il pagamento di una somma di un bene ormai non più suo.

Niente canone di locazione se autorizzato dal Giudice

Sul tema alquanto complesso del pignoramento dell’immobile e di eventuali diritti da parte del debitore, si sono poi pronunciate anche diverse sentenze, aggiungendo degli elementi discordanti su tale procedimento. La sentenza numero 2690 del 2014 del Tribunale di Taranto, ad esempio, prevede che nel caso di un pignoramento di un immobile di proprietà del debitore, non si è tenuti al pagamento di nessun canone di locazione per l’occupazione, laddove il tutto sia stato autorizzato dallo stesso Giudice.

Pignoramento immobile, utili chiarimenti in materia

In pratica, con questa nuova sentenza del Tribunale di Taranto, si pone una ulteriore precisazione rispetto a quanto indicato dal codice civile, stabilendo due importanti elementi:

  • Una tutela del creditore nel caso di canoni di locazione prima del pignoramento riscossi dal debitore e che rientrano nella fattispecie dei frutti dell’immobile pignorato.
  • Possibilità per il debitore di restare nell’immobile fino alla vendita coattiva del bene pignorato, laddove si tratti di abitazione principale.

Vi ricordiamo, infine, che per un pignoramento in ambito immobiliare, entra in gioco anche quanto definito dal codice civile, con le suddette modalità:

  • Notifica al debitore e trascrizione in forma scritta dei beni e dei diritti immobiliari da sottoporre a pignoramento (articolo 555 del codice civile).
  • Il creditore può avanzare una richiesta di pignoramento anche sui mobili presenti nell’immobile (articolo 556 del codice civile).
  • Il debitore può essere nominato custode dei beni pignorati, pertinenze e frutti (senza ottenere in cambio nessun compenso) ed essere il responsabile del corretto mantenimento degli stessi (articolo 559 del codice civile).
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Quando è obbligatorio l’amministratore di condominio?

La nuova riforma del condominio (nota anche come legge numero 220 del 2012) è intervenuta in modo più incisivo circa gli obblighi dei condomini per la nomina di un amministratore e sulle procedure burocratiche da utilizzare nel caso. Vediamo in questo articolo quando è obbligatorio l’amministratore di condominio.

Obbligo amministratore di condominio

quando è obbligatorio l'amministratore di condominioCon la legge 220 del 2012, è richiesto rispetto al passato, un numero maggiore di condomini proprietari del proprio immobile, per procedere alla nomina di un nuovo amministratore e che prevede il passaggio al nuovo valore di 9 unità.

In pratica la nuova riforma del condominio, è intervenuta circa i molteplici dubbi degli utenti sulle pratiche richieste in esame di nomina dell’amministratore e assegnazione del codice fiscale, stabilendo un obbligo solo dal nono condomino in poi.

Assegnazione codice fiscale condomino

Tuttavia è comunque consigliabile optare per tale soluzione anche nel caso di condomini più piccoli, richiedendo l’assegnazione di un codice fiscale per i condomini da poter utilizzare per tutti gli adempimenti burocratici del caso:

  • Agevolazioni fiscali per lavori di ristrutturazione all’interno dello stabile per le parti comuni, con l’obbligo di inserimento del codice fiscale dei condomini.
  • Comunicazioni a fornitori di energia elettrica, idrica o servizi in generale corrisposti al condominio, che devono riportare per legge il codice fiscale del condominio o eventuale rappresentante.
  • Per eseguire ritenute d’acconto sulle somme pagate per servizi ricevuti da eventuali dipendenti (per la pulizia del palazzo, portiere o consulenze tecniche).
  • Per la presentazione del modello 770 ordinario o semplificato.

Dove scaricare il modello AA5/6 per il codice fiscale

Del resto l’assegnazione di un codice fiscale al condominio, non richiede necessariamente l’obbligo delle parti di nomina di un amministratore, ma solo di indicare in un modello specifico, quale l’AA5/6, un responsabile fiscale.

Tale modello deve essere correlato da una lettera in carta libera con le firme e le anagrafiche di tutti i condomini proprietari e l’indicazione di un unico soggetto adibito a curare ogni aspetto fiscale dello stabile (come una eventuale richiesta di agevolazioni fiscali). Si tratta, inoltre, di una procedura molto semplice, che prevede di utilizzare gli allegati presenti nel portale dell’Agenzia delle Entrate per compilare correttamente tutti i campi richiesti per legge e consultare il file con le istruzioni:

  • Modello del codice fiscale, con l’indicazione del tipo di richiesta da eseguire (attribuzione del numero del codice fiscale).
  • Dati del rappresentante fiscale designato da tutti i condomini.

Il modello AA5/6, può essere presentato alla sede dell’Agenzia delle Entrate territorialmente competente. In alternativa può essere richiesto tramite il software di compilazione presente sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

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Aprire partita iva come traduttore

Sei un traduttore e vuoi metterti in regola con il fisco e non sai cosa fare? Oggi ti spiego quali sono gli adempimenti fiscali per aprire partita iva come traduttore, i costi a cui vai incontro.

Aprire partita iva come traduttore

I traduttori appartaprire partita iva come traduttoreengono a quella categoria di liberi professionisti senza cassa di appartenenza. Si tratta di un’attività libera, per esercitarla non sono richiesti requisiti specifici.

L’apertura della partita iva come traduttore non comporta il sostenimento di costi fissi se non il compenso da pagare al commercialista per la pratica.

Se vuoi ricevere un preventivo per la pratica di avvio attività e tenuta della contabilità o semplicemente una prima consulenza gratuita contattami pure.

Il codice attività è 74.30.00 – traduzione e interpretariato e per i liberi professionisti non c’è l’obbligo di iscrizione alla Camera di Commercio.

Contributi Inps traduttori

Chi esercita l’attività di traduttore ha l’obbligo di iscriversi alla gestione separata Inps. I contributi da versare sono calcolati sul reddito, senza nessun importo fisso. L’aliquota contributiva è del 25%. I contributi si versano mediante modello f24 alle stesse scadenze delle imposte sui redditi, quindi 16 giugno per il versamento del saldo più I acconto (con la possibilità di rateizzazione mensile) e 30 novembre per il II acconto.

Regime fiscale traduttori

Attualmente l’unico regime fiscale agevolato è il regime forfettario che consente di pagare un imposta fissa del 5%. Non ci sono vincoli di tempo e quindi fino a quando rispetti i requisiti puoi rimanere nel suddetto regime.

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