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Comunicazione liquidazione iva: in arrivo le segnalazioni di anomalia

Sono già in arrivo, tramite pec, le prime segnalazioni di anomalia che riguardano la trasmissione delle comunicazioni Iva trimestrali.
La comunicazione dettagliata è disponibile nel cassetto fiscale del contribuente.

Cosa contiene la comunicazione

comunicazione liquidazione ivaSi tratta essenzialmente di errori di compilazione del modello (es. indicazioni di crediti iva 2016 superiori a quelli comunicati in dichiarazione iva o di versamenti mancanti).

Queste comunicazioni nulla incidono sull’istituto del ravvedimento operoso, non essendo queste cause ostative ex art. 13, dlgs 472/1997. Il contribuente potrà quindi versare quanto dovuto o correggere gli errori senza tenere conto di tali segnalazioni.

Il ravvedimento operoso delle comunicazioni IVA trimestrali

La norma sulla comunicazione delle liquidazioni stabilisce infatti che, in caso di differenze tra il comunicato e il versato, l’Ufficio potrà emettere avvisi di liquidazione in relazione al solo eventuale mancato versamento, precludendo il ravvedimento, così, solo del versamento e non anche della trasmissione della comunicazione.

La presenza sistematica di differenze può innescare il meccanismo dell’art. 21-bis e quindi l’emissione di avvisi di liquidazione delle imposte: la prima conseguenza sarà il divieto di accedere al regime premiale del ravvedimento per quella violazione e in caso di mancato pagamento dell’avviso, l’iscrizione a ruolo dello stesso.

In caso di violazioni rilevate direttamente dall’Ufficio, questi dovrà applicare, qualora le omissioni o le infedeltà risultino plurime (per es. errato riporto del credito e differenza di versamento), il c.d. cumulo giuridico, così come previsto dall’art. 12, comma 1, dlgs 472/1997.

L’ufficio dovrà quindi irrogare la sanzione unica relativa alla violazione più grave (tenuto conto dei criteri sulla quantificazione contenuti nell’art. 7 del dlgs 472/1997), aumentata da un quarto al doppio.

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Contribuenti forfettari esclusi dalla presentazione del mod. 770

Il 770/2017 racchiude solo le informazioni inerenti le ritenute operate, versate e compensate che permettono di accertare la correttezza dell’operatività del sostituto d’imposta.

L’unicità del modello non impedisce di suddividerlo e trasmetterne separatamente i dati relativi alle diverse tipologie reddituali. È data quindi facoltà al sostituto di trasmettere anche separatamente i dati in piu flussi, con l’indicazione in copertina delle caselle “Dipendente” “Autonomo” e “Altre ritenute” per segnalare il flusso che viene inviato all’interno della dichiarazione.

Le istruzioni allegate al modello 770 pongono la condizione che siano state trasmesse entro il 7 marzo 2017 sia le certificazioni dei dati di lavoro dipendente ed assimilati, sia quelle dei dati di lavoro autonomo, provvigioni e
redditi diversi. Anche quest’anno, però, l’agenzia delle Entrate non ha considerato tassativo il termine per le certificazioni da rilasciare ai professionisti, pertanto si ritiene che, come l’anno scorso, per la suddivisione del
modello sia sufficiente che i dati delle certificazioni siano trasmessi entro il termine di presentazione del modello 770.

Contribuenti forfettari esonerati dal modello 770

770 contribuenti forfettariQuanto al lavoro autonomo, i contribuenti in regime forfettario, non rientrando nel novero dei sostituti d’imposta non sono tenuti ad operare le ritenute quando pagano i compensi a un professionista.

Il contribuente forfettario non è quindi tenuto ad assolvere alcun obbligo di presentazione del modello 770, che traccia gli adempimenti del sostituto, ma ai fini del controllo incrociato degli obblighi dichiarativi deve indicare nel quadro RS della propria dichiarazione dei redditi i dati del percettore.

Leggi il nostro approfondimento: Regime forfettario quadro rs

Parimenti, stante l’applicazione dell’imposta sostitutiva ai redditi del contribuente forfettario, il sostituto che ha corrisposto compensi a un professionista in tale regime non è, per legge, tenuto ad operare la ritenuta d’acconto e
nemmeno è tenuto ad indicarlo nel modello 770 anche se gli ha rilasciato la certificazione unica. I contribuenti forfettari devono, però, rilasciare al sostituto di imposta una dichiarazione dalla quale emerga il particolare regime
fiscale nel quale operano.

770 operazioni straordinarie soggetto estinto

Un cenno infine ai dati delle ritenute operate nei confronti dei lavoratori autonomi in caso di operazioni societarie straordinarie che abbiano comportato l’estinzione del soggetto preesistente.

In caso di prosecuzione dell’attività da parte di un altro soggetto – come nel caso di fusioni anche per incorporazione,
scissioni totali, scioglimento di una società personale e prosecuzione dell’attività sotto la ditta individuale di uno soltanto dei soci, cessione o conferimento da parte di un imprenditore individuale in una società di persone o di capitali, trasferimento di competenze tra amministrazioni pubbliche – chi succede nei precedenti rapporti presenta un’unica dichiarazione modello 770 che comprende i dati relativi al periodo dell’anno in cui il soggetto estinto ha operato.

Anche per i compensi ai professionisti o per le provvigioni erogate può succedere che la ritenuta sia stata operata dal soggetto estinto e versata da quello che prosegue l’attività. In tal caso, nel prospetto intestato al soggetto estinto si compileranno i soli punti 1, 2 e 11 indicando il codice “K” nel punto 10; in quello di chi prosegue l’attività ed ha
effettuato il versamento si dovrà compilare ogni punto – ad eccezione del punto 2 – indicando il codice “L” al punto 10.

Anche per le ritenute di lavoro autonomo eventuali versamenti effettuati con codice errato devono essere regolarizzati tramite “civis” o recandosi presso una qualsiasi sede territoriale dell’agenzia delle Entrate, indicando quindi nel quadro ST il codice tributo corretto. Potrebbe essere il caso, per esempio, del versamento delle ritenute su indennità corrisposte per la cessazione di rapporti di collaborazione coordinate e continuativa versati con il codice tributo 1040 invece che con il codice 1012.

Particolare attenzione, infine, deve essere posta all’indicazione dei dati relativi ad eventuali ravvedimenti operosi per i quali deve esserci corrispondenza fra i righi del prospetto ST e quelli del modello F24, compresa l’esposizione
delle singole sanzioni ridotte separatamente versate con il codice tributo 8906 anche in caso di redditi di lavoro autonomo.

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Fattura con iva e dichiarazione di intento, cosa fare?

Cosa succede nel caso l’esportatore abituale riceve fattura con Iva in presenza di dichiarazione di intento?

Secondo quanto stabilito dalla Ctp di Terni nella sentenza 121.01.17, depositata lo scorso 12 giugno, l’esportatore abituale non ha diritto alla detrazione dell’iva.

Emissione fattura con iva in presenza di dichiarazione di intento

fattura con iva e dichiarazione di intentoIl caso è quello di un esportatore abituale che, nonostante la presentazione della dichiarazione d’intento ha ricevuto da alcuni fornitori fatture con iva. Questo presentava richiesta di rimborso ma l’Ufficio considerava il credito non spettante, ritenendo i fornitori obbligati a fatturare senza applicazione dell’Iva ex articolo 8, comma 1, lettera c), del Dpr 633/1972.

La Ctp conferma tale tesi, prospettando le alternative della nota di variazione di cui all’articolo 26 del Dpr 633/1972 o del rimborso al fornitore dell’Iva versata in eccesso, salva la possibilità per il cliente di rivalersi civilisticamente sul primo.

Il ragionamento della Ctp poggia sull’insegnamento della Corte Ue (causa C-342/87), seguito dalla Cassazione (sentenza 12547/01), in base al quale la somma indicata in fattura non può qualificarsi come Iva se le operazioni sottostanti non rientrano nel campo di applicazione del tributo (perché effettuate da soggetto non passivo, oggettivamente escluse o non territoriali), se sono imponibili ad aliquota ridotta ovvero se esenti.

L’estensione di tali principi all’esportatore abituale non appare tuttavia ragionevolmente fondata. Quand’anche su opzione possa divenire non imponibile, l’operazione tra fornitore ed esportatore rientra oggettivamente nel campo
di applicazione dell’Iva. Il regime di “sospensione” non concretizza un’agevolazione in senso tecnico, ma continua a integrare pienamente i presupposti dell’imposta.

Negare il diritto alla detrazione in presenza di fattura emessa comunque con Iva creerebbe un’evidente asimmetria di trattamento rispetto ai casi in cui opera il meccanismo di addebito ordinario, ovvero qualora il contribuente non adotti il regime oppure, pur espressa l’opzione, il fornitore non abbia ancora ricevuto lettera di intento. Con conseguente violazione del principio di neutralità, centrale nel funzionamento del tributo, che esclude la detraibilità
dell’Iva erroneamente addebitata solo qualora non vengano integrati i presupposti impositivi o sia dovuta un’aliquota inferiore o l’operazione sia esente.
Oltretutto l’addebito dell’Iva nonostante l’invio della dichiarazione d’intento non genera danno per l’Erario, causando invece un’esposizione finanziaria all’esportatore.

Negare il diritto alla detrazione pregiudicherebbe la stessa ratio del regime di acquisto “in sospensione” che opera quale mera anticipazione del recupero dell’Iva altrimenti garantito, in via ordinaria, tramite la detrazione o il rimborso.

Escludere la detrazione presuppone peraltro l’obbligo del fornitore di adeguarsi all’opzione manifestata dal cliente, potendo emettere solo fatture non imponibili.

In difetto di sanzioni specifiche, se il fornitore non è punibile quando fattura “erroneamente” con Iva non si vede perché l’Iva addebitata non debba essere recuperabile. Se è vero che neutralità, effettività e non discriminazione
non ostano a una normativa che legittimi soltanto il fornitore a chiedere il rimborso di quanto indebitamente versato a titolo di Iva, circoscrivendo il rimedio per il destinatario della cessione o prestazione alla ripetizione civilistica nei confronti della controparte (Corte Ue, causa C-35/05), qualora ciò divenga impossibile o eccessivamente difficile
gli Stati devono prevedere strumenti per consentire al destinatario di recuperare l’imposta indebitamente fatturata.
Sotto tale profilo, l’effettività delle misure di tutela individuate dalla Ctp potrebbe apparire manchevole posti il breve termine per la variazione ex articolo 26 del Dpr 633/1972 e i costi e la durata del processo civile. Parrebbe più in linea con i principi unionali consentire la detrazione dell’Iva “erroneamente” fatturata laddove non vi sia alcun rischio di perdita di gettito.

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