Al via la revisione della disciplina dei costi black list. Il disegno di Legge di Stabilità 2015 introduce una temporanea revisione delle norme sui costi con imprese black list. L’attuale disciplina che le imprese italiane che acquistano beni e servizi da imprese o professionisti localizzati in Stati a fiscalità privilegiata devono dimostrare, alternativamente, che il fornitore residente nel paradiso fiscale svolge un’effettiva attività commerciale ovvero che le operazioni sono state concretamente eseguite e rispondono a un effettivo interesse economico, al fine di superare il regime di indeducibilità dei relativi costi.

Stante la formulazione letterale dell’articolo 110, gli stati e territori a fiscalità privilegiata dovrebbero essere identificati a contrario, come quelli non inclusi nella lista dei Paesi virtuosi, prevista dall’articolo 168-bis del Tuir. Tuttavia, in assenza dell’emanazione della white list, si continua a far riferimento agli Stati e territori inclusi nella black list.
Il Ddl di Stabilità prevede un importante passo in avanti. E’stato disposto, infatti, che nelle more dell’emanazione della white list di cui all’articolo 168-bis, l’individuazione dei regimi fiscali privilegiati sarà effettuata, con decreto dell’Economia , solo con esclusivo riferimento alla mancanza di un adeguato scambio di informazioni. In questo modo si mette finalmente in moto l’iter intrapreso nel 2007, quando fu introdotto con l’articolo 168-bis un concetto comune di Stato collaborativo, con l’intento di armonizzare l’applicazione delle varie discipline antielusive. In tale ottica, considerano che l’obiettivo della disciplina in questione è essenzialmente quello di neutralizzare i vantaggi fiscali derivanti dalla contabilizzazione di costi esteri non giustificati da un effettivo interesse economico o con controparti prive di sostanza economica, la scelta del Governo di circoscrivere l’effetto fiscale negativo alle sole transazioni con Paesi non collaborativi appare coerente.
Dal disegno di legge appare evidente che per implementare la nuova previsione sarà richiesta l’emissione di un Decreto che elenchi i Paesi non collaborativi e per i quali opererà il regime di indeducibilità dei costi.
Ci si può aspettare, in proposito, che il futuro decreto non dovrebbe considerare quei Paesi che garantiscono lo scambio di informazioni, ora inseriti nella white list.
Pertanto, alcuni Paesi ora colpiti dalla disciplina dei costi black list non dovrebbero più essere inclusi nella futura black list, in quanto considerati Paesi collaborativi. Si tratterebbe, in particolare, di Singapore, paese con cui l’interscambio commerciale è particolarmente rilevante , degli Emirati Arabi Uniti, dell’Ecuador, delle Filippine e di Mauritius.