L’aumento dei minimi fatto registrare dai dati relativi alle dichiarazioni dei redditi che vanno dal 2008 al 2011 per poter accedere ad un regime fiscale più vantaggioso, ha determinato il rischio di evasione fiscale. Ma cosa prevede il regime dei minimi? Ebbene quest’ultimo a parte un’imposta del 5% sul reddito non prevede Iva, Irap e Studi di Settore; la predetta imposta, dunque, ha una funzione sostitutiva.

Di conseguenza, è un contribuente minimo chi nell’anno precedente ha raggiunto ricavi non maggiori di 30 euro, non ha effettuato esportazioni, e avuto dipendenti o collaboratori di sorta.

Nell’anno 2009 coloro che hanno scelto il regime dei minimi sono stati più di seicentomila, determinando una crescita di circa il 23 per cento in relazione al 2008, ma l’aumento è stato ancor più evidente se calcolato dal 2008 al 2011, le adesioni infatti nel primo caso sono state poco meno di cinquecentomila, mentre nel secondo oltre settecentomila.

Da ciò deriva l’impegno del fisco di voler valutare se la scelta di questo regime sia realmente frutto della volontà di ricavarne unicamente vantaggi di natura fiscale, per cui sono partiti i controlli delle situazioni considerate già a rischio evasione.

A corroborare l’allerta del fisco, è giunta in soccorso la Società degli studi di settore che durante l’audizione che si è svolta pochi giorni fa in Commissione finanze al senato, concernente gli organismi della fiscalità congiuntamente al rapporto che sussiste tra contribuenti e fisco, ha ribadito quanto la crescita delle adesioni al regime dei minimi ha danneggiato in termini di profitto, dal momento che alcuni operatori, anche se non posseggono i requisiti ai fini dell’accesso al regime, hanno tratto vantaggio occultando ulteriori ricavi.

Tutto questo a discapito anche della natura progressiva dell’imposta per i soggetti minimi che sono titolari di altri redditi, il mutamento di rapporti di lavoro dipendente sotto forma di attività di produzione disciplinate dal nuovo regime dei minimi, la scarsa attrattiva al mantenimento di rapporti stabili di lavoro a favore dell’irregolarità del lavoro e, infine, la graduale eliminazione di società di persone e di studi associati come lo stimolo alla deduzione di costi non pertinenti.

Per la Sose, invece, l’introduzione degli studi di settore ha influito positivamente sulla lotta all’evasione fiscale, non a caso, vent’anni fa, nel 1995, i ricavi non dichiarati erano si attestavano a poco meno del 43 per cento; nel 2000, invece, al 29,4%, nel 2010 al 15,9% e, infine, due anni dopo al 12,1%.

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