L’approvazione del decreto sulle tutele crescenti potrebbe mutare le decisioni aziendali in tema assunzioni, modificando in modo altrettanto rilevante le regole di entrata e di uscita dal lavoro subordinato a tempo indeterminato.
Le nuove regole dovrebbero eliminare le paure ad assumere, soprattutto con contratto a tempo indeterminato. Infatti, se con il decreto legge 34/2014 (legge 78/2014) è stata eliminata la necessità di giustificare il contratto a termine, con il decreto sulle tutele crescenti si limitano i costi giuridici e si eliminano le incertezze giudiziarie nei casi di licenziamenti illegittimi. Si prevede, infatti, un risarcimento di importo prevedibile (due mensilità) e crescente in funzione dell’anzianità (l’importo si moltiplica per ogni anno di lavoro, ma con un minimo di quattro mensilità e un massimo di 24). Restano invariate le regole per le piccole imprese (fatta salva una leggere riduzione del risarcimento minimo, che scende da 2,5 a 2 mensilità) e vengono ricondotte al regime sanzionatorio generale anche i partiti, i sindacati e le organizzazioni di tendenza.
Altrettanto importante è la scelta di chiarire in maniera oggettiva i casi in cui si applica la reintegrazione sul posto di lavoro, riducendo in misura importante l’incertezza giurisprudenziale. Tutti gli elementi di maggiore certezza che dovrebbe dare una spinta all’ingresso nel mondo del lavoro.
Non ci sono solo regole più chiare in tema licenziamenti, ma anche un forte incentivo occupazionale, che dal 1° gennaio 2015 esonera dal pagamento dei contributi previdenziali (per un triennio) i datori che assumono personale a tempo indeterminato.
Grazie alla decontribuzione prevista nella legge di stabilità, per la prima volta risulta più conveniente l’assuzione a tempo indeterminato (diretta oppure tramite agenzia per il lavoro) rispetto alle forme di lavoro flessibile. Anzi, l’incentivo è costruito e pensato con regole che spingono le aziende a utilizzare il bonus occupazionale innanzitutto per stabilizzare il lavoro flessibile. Questo è l’effetto della norma che preclude il bonus per chi aveva già, nel semestre precedente, un rapporto a tempo indeterminato, dando di fatto la precedenza a chi lavora ma con contratti diversi.
Il bonus non spetta, però, se avviene in violazione di un diritto di precedenza. Il decreto approvato ieri precisa che se l’azienda conferma a tempo indeterminato un lavoratore a termine o un apprendista, il dipendente si considera come nuovo assunto, ai fini della normativa sui licenziamenti. Pertanto, se un datore di lavoro ha un dipendente a tempo determinato, appena entrerà in vigore il decreto sui licenziamenti potrà convertire il rapporto a tempo indeterminato, fruendo di un doppio beneficio: l’esonero contributivo per 36 mesi e l’applicabilità delle nuove regole sui licenziamenti. L’incentivo delle tutele crescenti spetta anche in caso di conferma dell’apprendista al termine del percorso formativo, anche se, in questo caso, non spetterà l’esonero contributivo, restando in vita le regole speciali di questo contratto (l’esclusione del bonus, per l’apprendistato, è stato esplicitato anche nella circolare 17/2015 dell’Inps).